Pensi di averle viste tutte, di saper giocare al gioco della seduzione senza farti male. Poi, invece, ti scontri con una storia capace di spiazzarti.
Dal primo messaggio su Instagram alla complicità tra vocali e flirt
Qualche tempo fa ho conosciuto un uomo su Instagram; si chiama Roberto e ha 34 anni. Tra noi è scattata subito una complicità straordinaria, sebbene non ci fossimo mai visti di persona.
Ci cercavamo continuamente: passavamo ore e ore al telefono a mandarci messaggi vocali, a scriverci, a ridere insieme. Ma soprattutto giocavamo a provocarci, a stuzzicare la fantasia, inviandoci sguardi maliziosi, selfie ammiccanti e piccoli dettagli di noi. Era un gioco complice, nato per accendere il desiderio e sognare un po’.
C’era un’altalena mentale assurda in quel cercarsi tutti i giorni. Non erano i soliti messaggi per passare il tempo, ma un appuntamento fisso che mi “svoltava” le giornate. Mi piaceva svegliarmi e, ancora a letto, inviargli un vocale senza dire “buongiorno” o le solite banalità, ma lanciando un pensiero a caso che mi vagava per la mente.
L’idea che lui sentisse la mia voce sottile, quasi nel dormiveglia, creava in me un senso di appagamento fortissimo. Ed era ancora più bella la sua risposta, quasi immediata, con quella vocina dolce che assecondava le mie uscite assurde, senza stare a domandarsi il perché di quei messaggi un po’ folli. Perché, diciamocelo, io sono così, dico tutto quello che mi passa per la testa, e lui non solo l’aveva capito, ma adorava questa mia pseudo follia.
Un patto di leggerezza e una scommessa in sospeso
Eravamo entrambi in un periodo particolare della nostra vita, per questo il patto era chiaro: niente “spoiler” sul passato e nemmeno sul presente, solo spensieratezza e leggerezza.
Avevamo anche una scommessa sospesa, una promessa: Roberto diceva che mi avrebbe fatto provare il suo Gin tonic preferito e che, se non l’avessi retto, mi avrebbe riportata a casa da perfetto cavaliere. In caso contrario, vista la chimica mentale che sentivamo, sapevamo benissimo che l’attrazione avrebbe fatto il resto.
Io, però, avevo stabilito una regola: non gli avrei permesso di fare il “principessino”. Se voleva incontrarmi davvero, doveva fare il primo passo, decidere il posto e invitarmi. Lui era convintissimo e mi aveva garantito che quell’invito sarebbe arrivato presto.
L’interferenza dell’amica: quando il pettegolezzo entra in gioco
Poi, la realtà ha deciso di metterci lo zampino. Abbiamo scoperto di avere un’amica in comune: Elena, una donna che nell’ultimo periodo frequentavo assiduamente e a cui avevo confidato i miei pensieri più intimi. Lei, tra l’altro, frequenta da sempre Roberto, che è il migliore amico di un suo parente. Quando i social hanno svelato l’intreccio, Elena ha subito mostrato un grande entusiasmo: «Oddio, Roberto sarebbe perfetto per te, è fantastico!
Tranquilla, ci metto una buona parola
Sia chiaro: lei sapeva solo che ci sentivamo, non poteva immaginare la profondità delle nostre chat, perché sia io che lui ci eravamo guardati bene dal raccontarglielo. Il problema è che Roberto ha accennato la cosa al suo parente e il suo parente l’ha detto a Elena.
Risultato? Appena si sono incontrati, lei si è avvicinata a Roberto fingendo di sapere ogni cosa e affermando che io le avevo raccontato tutto.
Roberto ha capito il gioco e non le ha dato corda, ma lei, con il pretesto di “aiutarci”, ha pensato bene di spifferargli per filo e per segno tutti i miei fatti personali, le mie fragilità, i miei problemi più intimi. Un racconto distorto, capace di far spaventare chiunque.
Il tradimento della fiducia e il confronto chiarificatore
Il giorno dopo Elena è venuta a riferirmi l’accaduto con il sorriso sulle labbra, spacciando le sue interferenze per consigli affettuosi e riferendomi anche dettagli non esattamente fantastici riguardanti Roberto. Una manipolazione talmente evidente da lasciarmi il gelo dentro.
Sentire i miei fatti più privati, quelli che racconto solo quando sono a terra e mi fido ciecamente di qualcuno, spiattellati in quel modo mi ha fatto sentire completamente violata, nuda davanti a un uomo che stavo appena scoprendo. Proprio lei, che mi aveva garantito che ci avrebbe messo una buona parola. Una mossa che tra l’altro non le avevo mai chiesto di fare, anzi…
Il bello tra me e lui era proprio il patto di non dirci tutto subito, per scoprirci un po’ alla volta e solo dopo esserci visti di persona.
Ho aspettato qualche giorno, mi sono fatta coraggio e ho scritto a Roberto. Volevo essere trasparente. Gli ho spiegato che ero venuta a conoscenza di quella conversazione e che ne ero rammaricata, perché quel “telefono senza fili” era stato davvero inopportuno. Gli ho detto che la mia storia amo raccontarla io, con le mie parole. Gli ho anche accennato alle cose delicate che lei mi aveva riferito su di lui, dicendogli che avrei preferito ascoltarle dalla sua voce.
La reazione di Roberto: il chiarimento e il ritorno all’intesa
Roberto mi ha rassicurata: mi ha detto che conosceva Elena da una vita, sapeva quanta enfasi mettesse nei suoi racconti e che aveva preso tutto con le pinze. Alla mia domanda su come mi sarei dovuta comportare, mi ha risposto con un vocale dolcissimo: «Divertiti, sii te stessa e abbi pazienza».
Quella sera stessa siamo rimasti nove ore di fila al telefono, tornando a essere quelli di prima, ripuliti da quel pettegolezzo così sgradevole.
Nei giorni successivi ho seguito il consiglio di Roberto: nessuna pressione.
Se vedevo un meme divertente glielo giravo, lui rideva e mi rispondeva. Lasciavo spesso a lui l’ultima parola proprio per non essere invadente. Poi, improvvisamente, il silenzio.
Il ghosting all’improvviso: perché un uomo sparisce dopo mesi di intesa?
Al mio ultimo messaggio Roberto non ha più risposto ed è sparito nel nulla.
È passato un mese e mezzo da quel giorno. All’inizio di questa storia gli avevo detto chiaramente che per me una non-risposta è già una risposta, ma ammetto che questo ghosting mi ha lasciato a lungo un sapore molto amaro in bocca.
Ho il forte sospetto che Elena, dietro le quinte, abbia continuato a seminare zizzania, mossa da una gelosia sottile che non le avevo mai riconosciuto.
Per quanto riguarda Elena, oggi la sento malvolentieri. Vorrei chiudere ogni rapporto senza nemmeno concederle spiegazioni, non mi va di dargliela vinta e mostrarle la mia delusione. Non voglio che capisca quanto mi ha ferita.
Così mi sto allontanando lentamente, un passo alla volta, lasciando che il tempo e i finti impegni raffreddino il nostro legame fino a farlo sbiadire del tutto.
È un pensiero fisso. Un giorno cerco di essere razionale e mi dico che a 34 anni, se uno sparisce nel nulla senza dire una parola, alla fine ha fatto la sua scelta. C’è poco da fare: Elena o non Elena, se ci fosse stata davvero la voglia di sentirsi, un modo per scrivermi l’avrebbe trovato.
I dubbi, i ricordi e il dolore di un’intesa spezzata
Il giorno dopo, però, cambio idea e il cuore ribalta tutto. Torno a quelle lunghe chiamate, ai messaggi mattutini e in tarda serata. Era evidente che quella complicità così spontanea facesse bene a entrambi. Non era una mia illusione, lo so!
Non passi le notti al telefono, per cinque o sei ore filate, con una persona che non ti suscita niente. Ripenso al mio messaggino assurdo, scritto dal letto, o il suo che mi chiedeva come avessi dormito.
Per intenderci, il suo “come hai dormito?” significava in realtà “mi hai pensato?”, e io rispondevo già alla domanda sottintesa.
Mi sembra assurdo aver buttato via tutto per un pettegolezzo stupido e dettato dall’invidia.
E qui non posso non citare Nietzsche:
L’invidia è la spia della propria impotenza
Sì! Sono arrabbiata, delusa e questa è una crudele frecciatina. Eppure, eccomi ancora qui, ferma davanti a questa chat.
Scrivergli un ultimo messaggio o accettare il silenzio? Il dilemma finale
Mi chiedo se mandargli un messaggio, l’ultimo, giusto per correttezza, sia la scelta più matura da fare, se non altro per non lasciar cadere nel vuoto quello che si era creato.
Non voglio assolutamente sembrare quella che insiste o che rincorre, ma mi dà un fastidio tremendo l’idea che sia l’orgoglio a decidere la fine di questa storia.
Cosciente del fatto che, come dicevo prima, una non-risposta è pur sempre una risposta, vale la pena rischiare un silenzio per avere una conferma definitiva o è meglio lasciar andare?
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