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Le nuove influencer stanno in merceria

Bottoni, nastri e rocchetti diventano contenuti virali sui social, tra tradizione e community digitali che riscoprono il fatto a mano. Da Bologna a Brescia fino a Milano e alla provincia di Asti, quattro esempi di botteghe storiche trasformate in spazi creativi, dove il lavoro artigianale incontra i ragazzi della Gen Z

ragazza all'interno di merceria menabini

Pareti di bottoni luccicanti, pile di tessuti colorati, scatole su scatole di passamanerie vintage. E poi mucchi di fiocchi, nastri, rocchetti, gomitoli… C’è qualcosa di più instagrammabile? Da quando i social dettano il ritmo delle tendenze e i nativi digitali hanno preso posto al bancone, le vecchie mercerie hanno scoperto una nuova giovinezza. Chi ha adottato la formula “merceria di famiglia + profilo Instagram”, infatti, non solo tiene testa alla spietata concorrenza di megastore low cost e shop online, ma attira anche nuova clientela e diventa un punto di riferimento, un presidio fisico, una garanzia di originalità e tradizione per tutti gli amanti di cucito, crochet & co. Come dimostrano queste quattro storie.

Biancamaria e la merceria creativa sotto i portici di Bologna

«Io sono la “Bi” della merceria Manabì e ho rilevato l’attività nel 2013. La “Ma”, cioè nonna Maria, la aprì durante la Seconda guerra mondiale perché era rimasta vedova e doveva mantenere la famiglia. I bombardamenti distrussero tutto e, finita la guerra, riaprì in via Santo Stefano. La figlia Natalia (la “Na”), mia zia, aggiunse alla vendita l’attività di rimagliatrice di calze e un po’ di bigiotteria. Io in realtà avevo studiato altro, lavoravo nell’organizzazione di eventi. Ma la zia, ammalatasi, aveva bisogno di aiuto per fare l’inventario e cedere l’attività, così ho cominciato a bazzicare insieme a suo fratello ottantenne tra queste vecchie scatole in latta piene di tesori, a capire come funzionava la macchina per cucire, a catalogare rocchetti e fettucce.

Mi sono innamorata di questo mondo: prima ho cominciato a girare per mercatini vintage ed eventi rockabilly, poi ho preso tutto in mano e ne ho fatto il mio lavoro.

Ho mantenuto gli arredi e l’atmosfera degli anni ’50 e ’70 ma ho dato un’impronta personale trasformando l’attività nella “merceria creativa” che promuovo su Instagram, con originali prodotti handmade, bijoux e accessori che scovo in giro per il mondo. Sono molto orgogliosa di portare avanti questa storia di donne coraggiose che dal nulla hanno creato quella che adesso è una bottega storica. Da parte mia ci metto tantissimo lavoro: su Instagram propongo corsi di cucito e ricamo per tramandare alle nuove generazioni lavori che rischiano di perdersi, invento sempre nuovi prodotti e racconto il passato della bottega perché è un pezzo della storia di questa città».
Biancamaria Pratellini, 36 anni.

Enrica, Francesca, Letizia, Chiara e i fiocchi di Brescia

«Mamma Enrica, 80 anni, è una ex sarta. Nel 1982 ha deciso di aprire un negozietto nel suo paese, Chiari, in provincia di Brescia, perché in città vedeva sempre le code fuori dalle mercerie. Io l’ho raggiunta appena finiti gli studi. Ma erano tempi duri perché aprivano i primi centri commerciali e si faceva tanta fatica a vendere. La prima svolta è arrivata con l’intuizione dei fiocchi per i quali oggi La Merceria Chiari è conosciutissima. Li facevamo per le prime comunioni e le nascite e ci venivano così bene che non abbiamo più smesso. Ancora oggi li confezioniamo solo noi due e solo cuciti a mano, senza colla. Così come i cerchietti, altro fiore all’occhiello. Dopo il Covid, le mie figlie, Letizia e Chiara, hanno messo la merceria e i fiocchi sui social. E qui è arrivata la seconda svolta. Merito anche di quel pacchetto inviato all’influencer Giulia De Lellis sette anni fa, quando farsi notare era un po’ più facile.

Su quest’onda, e grazie al vintage, abbiamo rimesso in moto anche la classica attività di merceria.

Bottoni e passamanerie sono tornati di moda e noi abbiamo ancora pezzi originali degli anni Ottanta! Io non posso pubblicare nulla perché le mie ragazze me lo vietano ma i 36mila follower su Instagram dimostrano che la formula funziona!».
Francesca Claretti, 60 anni.

enrica maglione giallo con la figlia francesca all'interno della merceria

Riccardo, nonna Katia e la collezione di pizzi e bottoni a Milano

«Quando i miei nonni avviarono Merceria Grassi nel 1945, era un’attività povera che permetteva giusto di vivere e mettere da parte qualcosa per le vacanze di agosto. È sempre stato così fino all’arrivo dei social quando la pubblicità e il passaparola hanno incrementato clienti e fama.

Mia nonna, Katia, che adesso ha 86 anni, non ha idea di cosa siano i social ma è sempre stata una signora elegante e appariscente quindi, quando viene ad aiutare, si presta ai reel ironici con cui mi piace promuovere la merceria.

E adora che le persone, riconoscendola, entrino e la salutino. Per me è stato naturale affiancare lei e i miei genitori nella gestione attuale e fare la mia parte con la comunicazione su Instagram e TikTok: mi dispiace perdere questo luogo e tutte le meraviglie che custodisce, dai bottoni anni Cinquanta placcati in oro, alle madreperle australiane, ai pregiati foulard in seta vintage. È la storia della mia famiglia! Adesso stiamo cercando di sistemare gli spazi perché c’è tantissima roba e districarsi tra scatole accumulate in 80 anni non è facile: siamo ancora una delle mercerie più fornite in Italia! Basta vedere la collezione di bottoni e pizzi che sono protagonisti dei contenuti social più apprezzati».
Riccardo Negri, 25 anni.

foto esterno merceria grassi

Claudia e un salotto di sogni in provincia di Asti

«Tra questi rocchetti facevo i compiti, dietro la maglieria giocavo a nascondino e su questa poltroncina, a sei anni, sedevo a fare l’uncinetto: le clienti mi guardavano ammaliate. Questo posto è la mia vita, la mia storia e quella della mia famiglia. Quando lo ha aperto mia mamma, nel 1992, poco prima che io nascessi, si chiamava Merceria Mary.

Io sono cresciuta qui. Ho studiato grafica pubblicitaria, volevo fare altro nella vita ma avevo le idee confuse perché c’era qualcosa che mi portava sempre tra questi scaffali.

Così, a un certo punto, ho deciso di prendere in mano l’attività e darle una nuova vita: ho creato il sito web e mi sono inventata i kit di ricamo. In pratica, creo dei prodotti all’uncinetto, giro i tutorial per realizzarli e vendo gli schemi e tutto l’occorrente. Grazie ai social ci siamo fatti conoscere anche fuori dal paese, Castelnuovo Don Bosco, e dal Piemonte. La classica merceria non venderebbe tanto, perché sempre meno persone cuciono, rattoppano o decorano. Ma, per fortuna, in tanti si appassionano al fai da te. Il mio cavallo di battaglia sono le culle all’uncinetto ma vendo tantissimo anche le borse. Mia mamma mi sostiene e mi aiuta, felice che il suo sogno sia diventato anche il mio. Per questo ho rinominato la merceria Il salotto dei sogni».
Claudia Cafasso, 31 anni.

divano rosa antico in vetrina

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