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Noi tre

È una storia vecchia come il mondo: un gruppo di amici che si frequenta da una vita, una donna contesa tra due uomini. Come va a finire tra Alessandro, Monica e Daniele? Allusioni, gelosie, segreti… E poi, vince, come sempre, la legge dell’attrazione

CREDITS: Pexels Marina Ryazants

Questa è la storia di tre amici. Due formano una coppia. E poi c’è il terzo, che da sempre è innamorato dell’unica donna del gruppetto, della donna del suo amico. Il terzo sono io, appunto. Nonostante desideri Monica da una vita, non ho mai rivelato a nessuno la mia passione per lei. Ho provato in tutti i modi a levarmela dalla testa, ma non ci sono mai riuscito davvero.

Monica è alta, fisico atletico, viso intenso, occhi verdi. È sempre interessante e stimolante, allegra e divertente. Anche stasera, nella mia auto, mentre andiamo a cena da Alessandro. Che è il mio amico. E il suo ragazzo da sei mesi. Mentre guido, vorrei baciarla, invece lei ora scenderà e correrà da lui, perché è così che dev’essere. E io come sempre fingerò che sia tutto ok. Monica esita prima di scendere, dice: «Devo sfogarmi. Oggi ho litigato di brutto con Alessandro».

«Ah» replico. «Il motivo?».

Abbassa lo sguardo. Lei mi dice sempre tutto, mi chiede consigli sulla loro storia. Stasera, però, è reticente.

«Una cosa stupida e del tutto priva di senso» mormora mentre saliamo da Alessandro.

Casa di lui è moderna, grande. La cena è in piedi e Ale ha invitato mezzo mondo.

Lui e Monica sono nervosi, si vede.

Io e lei ci perdiamo tra la gente e poi ci ritroviamo dopo un po’ su un divanetto, quando tutti gli animi sono addolciti dal vino, che ha sciolto anche le reticenze di Monica: «La verità è che Alessandro si è incazzato perché venivo qui con te».

Sono perplesso: Alessandro è uno dei miei migliori amici. Strano che sia geloso. Monica fa cenno di sì con la testa.

«È stata ben più di una sparata di gelosia. E non è la prima volta, Daniele. Alessandro pensa che io sia attratta da te». Fa una pausa, poi riprende. «Dice che come ti guardo non guardo nessun altro, che quando parlo con te sembro incantata». Strano, penso, ha appena descritto me con lei.

Qualcuno ci allunga due fette di una torta, l’assaggiamo. A un tratto Monica alza gli occhi e incontra lo sguardo serio di Alessandro, dall’altra parte della sala.

«Ed ecco che quel marpione di Daniele ha agganciato la ragazza più bella della festa!» esclama Francesco, un nostro vecchio amico, con un tempismo beffardo.

Rido, anche se non c’è niente da ridere.

Rido, ma il mio sguardo è fisso in quello di Monica, che ha le labbra leggermente arcuate in un sorriso poco convinto. Alessandro si volta e va in cucina scuotendo la testa. Monica non lo segue. Sta bene accanto a me, mi dico. Il suo profumo m’inebria.

La sua amica Carolina ci fissa incuriosita. Guardo le persone che, intorno a noi, scherzano, parlano, flirtano. Monica appoggia il viso nell’incavo della mia spalla ridendo quando Francesco dice un’altra battuta, questa volta rivolto a Carolina. Esito qualche istante, poi chiedo a bruciapelo: «E tu che ne pensi della teoria di Alessandro?».

Monica mi guarda sorpresa: «Non so. Sei un caro amico, per me. E sei un uomo interessante, intelligente. Alessandro è sciocco quando fa così. Se volessi fare la scema con te sarebbe già successo, non credi?».

Davvero? Sarebbe già successo? Dovrei rimanerci male o invece è un complimento?

Alla fine della serata, Monica resta da Alessandro. Mi saluta con un bacio sulla guancia sotto lo sguardo del suo fidanzato, che mi rivolge un freddo “ciao”.

In genere, io e lui ci scambiamo almeno tre o quattro messaggi alla settimana. Nei dieci giorni successivi alla cena, niente. Lo incrocio a calcetto, ma non ci parliamo quasi. Nel mentre, Monica si fa distante. In tre settimane, solo qualche WhatsApp tra noi. E poi comincia a sparire dagli appuntamenti consueti: il solito aperitivo del giovedì al pub, la serata cinema da Luca con la pizza da asporto, il sabato in centro, il brunch della domenica…

Finché un martedì sera come tanti, decido che basta: devo vederla.

Esco e cammino sotto la pioggia, l’odore di asfalto bagnato nelle narici. C’è traffico, sono le 19 passate. Nonostante il mio amore per lei, Monica è libera di evitarmi, se vuole: girerò sui tacchi al minimo cenno di fastidio da parte sua.

Nel parcheggio sotto casa di Monica non vedo l’auto di Alessandro: bene. Salgo da lei che, quando spalanca la porta di casa, fa una faccia come dire “così sei tu…”.

«Entra, sei tutto bagnato» sussurra poi, con voce insicura eppure dolce.

Anche se è vestita da casa la trovo bellissima, con i capelli legati dietro la nuca, un paio di leggings neri e una felpa grigia.

«Scusami, se mi avessi avvisata mi sarei messa qualcosa di decente» dice.

Ho una fugace immagine di lei che si toglie la felpa e mi chiede di andare in camera, ma naturalmente non succede nulla del genere.

Cerco le parole giuste mentre mi fa sedere in cucina e mi allunga una birra.

«È che non ti vedo da un po’ e… sì, insomma, ero preoccupato».

Annuisce, ma non spiega. Dice che le spiace per com’è finita la serata della cena, tutta quella tensione…

«Non capisco se ti faccia piacere che sono qui».

Monica mi guarda e sorride: «Stavo pensando a cosa farmi da mangiare. Vuoi cenare qui, già che ci sei?».

Accetto. Qualsiasi cosa pur di passare un po’ di tempo con lei.

Tira fuori dal frigo le lasagne fatte da sua zia, le riscalda. Mangiamo nella spaziosa cucina con un’atmosfera calda, intima. Chiacchieriamo del lavoro, di politica. Lei scova dei cioccolatini e ne mangio qualcuno.

Poi mi fa un cenno.

La seguo nel corridoio e nel soggiorno piccolo e accogliente. Fuori è buio e i vetri sono rigati dalle gocce di pioggia. Dallo stereo, musica soffusa. Versa del vino per entrambi. Ci sediamo ai lati opposti del divano, come se dovessimo stare a distanza di sicurezza. Monica sembra guardare con attenzione ogni mio gesto, si tortura le mani nervosa, seduta a gambe incrociate.

«E Alessandro?» chiedo, rompendo il silenzio.

«Alessandro è a casa, da amici, non so» risponde. «Affari suoi. Ultimamente è nervoso, sempre irascibile. Ormai è una sua fissa, la gelosia. Soprattutto per te. Non riesco a tranquillizzarlo» rivela.

«E tu mi fai entrare in casa tua, così? Roba che se lui arriva succede un casino?». All’improvviso mi rendo conto del rischio che corriamo: sono davvero un idiota.

«Sai, non credevo che lui fosse quel tipo di uomo» dice quasi tra sé, il bicchiere di vino rosso in mano. «Sono una donna fedele e, se c’è una cosa che non sopporto, è un uomo inutilmente possessivo. Non ha senso».

Annuisco, sorseggio il mio vino e le chiedo perché mi sta dicendo queste cose.

«Non lo so» ammette poi, trasparente e sincera. «Credo che io e Alessandro siamo in crisi. Di brutto».

Dentro di me godo di gioia, ma fuori non trapela nulla: «Mi dispiace. Sembrate invece una bella coppia».

«Cazzate» replica secca. «Non è vero e non ci credi neanche tu. E so che Alessandro ti sta sulle palle quando fa così, anche se è un tuo amico».

Mi fissa severa e non ho il coraggio di negare. Fa per continuare, ma viene interrotta dal cellulare che squilla fortissimo.

Guarda il display, è Alessandro. Lascia suonare.

«L’unico motivo per cui non si fionderà qui se non rispondo è perché sta a Torino per lavoro». La vedo digitare un messaggio: “Sono al cinema, ti chiamo dopo”.

Mi fissa con un sguardo che potrebbe sedurre qualsiasi uomo. Non capisco se è arrabbiata, pensierosa o se mi sta provocando.

«E va bene: Alessandro non fa per te. È un insicuro del cavolo. Ti farà solo stare male» ammetto.

Ecco, l’ho detto!

Monica sembra incredula, ma quando schiude le labbra per rispondere io sono già a metà del divano e le copro delicatamente la bocca con la mano. Stupito dalla mia stessa audacia, esito: vorrei baciarla, ma non lo faccio.

Così sposto la mano e le sussurro: «Sono pazzo di te, Monica».

Vedo che ha il respiro un po’ affannoso: «Ho pensato che mi baciassi» mormora.

Scuoto il capo: «Vorrei tantissimo farlo, lo sai. Ma tu stai con…».

Si avvicina a me di slancio e mi attira verso la sua bocca: «Taci e baciami!».

Preme la bocca sulla mia. Ci avvinghiamo, cadiamo all’indietro e lei mi sale sopra. Ci baciamo per un tempo infinito e all’improvviso lei non ha più la felpa, solo il reggiseno. Glielo slaccio e le bacio il petto. Poi tutto accelera ed ecco che stiamo facendo l’amore, in uno sfogo in cui nessuno dei due ha pazienza e che si conclude molto velocemente, con un orgasmo intenso.

Subito dopo Monica si ritrae dall’altra parte del divano e commenta: «Accidenti!».

Improvvisamente ho il cuore che affonda nel baratro: credo che per lei sia stato solo un attimo di follia o, chissà, di ripicca verso Alessandro.

Mentre io ho ancora tra le dita i suoi capelli, sulle labbra le sue, in bocca il suo sapore. Finiamo la bottiglia di rosso, poi Monica comincia a sbadigliare e appoggia la testa sulla mia spalla. I suoi respiri diventano regolari e dopo pochi minuti si è addormentata. La guardo, penso che è bellissima e che la vorrei ancora, ma non mi azzardo a svegliarla.

Mi accontento di accarezzarle leggermente i capelli e mi rilasso, scivolando anch’io nel sonno.

Passano molte ore prima che ci ridestiamo. Mi accorgo che è quasi mattina e tra non molto dovremo preparaci per andare al lavoro. Stropicciati, ci alziamo un po’ lenti. Faccio una doccia e poi va lei in bagno, mentre io metto su il caffè. In cucina sediamo a tavola per colazione e solo dopo un po’ lei rompe il silenzio.

«Ieri sera è successo qualcosa, giusto?» mi chiede, quasi preoccupata.

Forse non ricorda bene per via della sbronza? Improvvisamente reprimo dentro di me un mostro accecato dalla frustrazione, dalla gelosia verso Alessandro.

«Siamo successi noi. Doveva succedere, credo. Da sempre». Le parole mi sfuggono, liberate dalle emozioni che confliggono dentro di me.

Noi chi? Non roviniamo un’amicizia, Daniele…

«Se siamo amici, la passione e la voglia di ieri sera cos’erano?» la interrompo.

Posa la tazza del caffè sul piattino, sbattendola leggermente: «Non volevo dire questo. Solo, non volevo insinuare che noi due ora… Oh, senti, lasciamo stare, non ho voglia di parlarne, adesso».

Insisto: «Io ho bisogno di parlare, invece, e proprio ora, perché sento che tra noi si è stabilito qualcosa che prima non c’era».

Resta rigida, pensierosa, forse confusa. Si porta una mano sul viso, a coprirsi gli occhi. Io butto giù un sorso del caffè appena versato.

Alla fine lei scuote la testa: «Io non so cosa sento, Daniele. So solo che da sempre sto bene se ci sei, e cerco te, solo te, se ho un momento difficile. Ogni volta che ti guardo, mentre mi osservi e (credo) mi desideri, mi sento la donna più bella del mondo. Mai, nemmeno una volta, Alessandro mi ha fatta sentire così».

Allungo una mano per cercare un ciuffo dei suoi capelli, che poi scosto dalla guancia: «Non dirmi che sei invaghita del mio amore per te. Hai idea di cosa vuol dire essere nella mia posizione? Io, innamorato della ragazza del mio amico di sempre…».

Lei mi prende la mano, la scosta. Di rimando, le prendo l’avambraccio, la fermo.

«Vattene, Daniele!» dice secca, sfilando con forza il polso dalla mia presa. «Vai via».

Mi alzo, finisco d’un sorso il caffè di cui ora ho estremo bisogno e percorro il corridoio fino alla porta.

Monica arriva dietro di me.

Una sua mano mi sfiora un braccio, mentre armeggio con la serratura della porta. Mi volto e lei mi si getta contro, affonda il viso nel mio petto. La stringo, il suo corpo così vicino che sento ogni sua vibrazione. E allora la bacio, perché almeno una volta nella vita ho bisogno di fare quello che forza le situazioni. Monica si abbandona a me, mentre la mia mano corre tra i suoi capelli, dietro la nuca. Ed ecco che mi bacia come mai mi sarei aspettato da lei. Le sue labbra divorano le mie avidamente e ho la conferma di essere follemente innamorato di lei.

Monica alla fine si scosta, dice: «Su una, anzi, su due cose hai ragione: Alessandro non è l’uomo per me. E noi non siamo solo amici. Ho bisogno di tempo, Daniele. Dammi tempo».

Annuisco, esco.

Sul ballatoio mi volto, lei è lì che mi guarda.

Improvvisamente so che ho una speranza.

E sorrido.

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