Ha gli occhi fuori dalle orbite. È qui per me, lo so. Si avvicina a grandi passi. Nessuno sembra accorgersi della sua faccia stravolta, eppure il corridoio è pieno di gente.
Siamo a ricreazione, c’è un casino esagerato. Ragazze che si abbracciano come se non si vedessero da un anno, mentre i maschi battono il cinque. Un po’ tutti mangiamo in fretta pizzette e panini, lasciando sul pavimento briciole che ci costeranno l’ira dei bidelli. Lui è a un passo da me. Sento che sta per colpirmi. Bea, la mia amica Beatrice, è l’ex ragazza di lui, Claudio. Bea dice che lui ha il coltello addosso, anche a scuola. Io spero che si sbagli, perché se Claudio oggi ha un coltello addosso lo userà contro di me. Sono diventato di pietra. Non riesco a scappare e nemmeno a chiedere aiuto. Chiudo gli occhi. Sento la botta e vado giù.
Qualche settimana prima.
«Ci andiamo a mangiare due schifezze? Oggi mi sento proprio depressa».
«Che ti è successo, Bea?».
«Claudio mi fa impazzire. Quando vuole lui sono la sua ragazza, quando gli gira male mi tratta come una pezza».
«Oh, nessuno può trattare come una pezza la mia amica del cuore. Anche se è un’amica del cuore un po’ stronza, che non si fa sentire da mesi». Silenzio. «Se quello continua a farti stare male dovrà vedersela con me» continuo.
«Lascia stare, Gio’, Claudio è una testa calda e può diventare molto pericoloso» mi mette in guardia Beatrice.
«Pure io, se mi fanno innervosire. Vabbè, intanto, ti perdono, ti vengo a prendere e ce ne andiamo a mangiare tutte le schifezze che servono per farti stare bene. Cinque minuti e arrivo, preparati alla svelta, non mi far aspettare mezz’ora sotto al tuo palazzo».
Il cellulare mi scivola via dalla mano, è diventato bollente. Atterra sul tappeto che sta di fianco al mio letto senza farsi male. Anch’io scivolo all’indietro, sul letto. Faccio un grande respiro e un pensiero brutto: mi sa che mi farò male in questa storia.
Quella con Bea è sempre stata una corsa solo andata, e la direzione la decide lei: prendere o lasciare e io prendo, è una vita che con lei prendo e porto a casa.
Non so scansarmi se c’è lei di mezzo.
Incredibilmente, quando arrivo sotto casa sua, Bea è già davanti al portone, seduta sul gradino. Con le mani si tiene le ginocchia al petto. Non si alza quando mi vede arrivare. Spengo il motorino, metto il cavalletto, mi tolgo il casco e vado da lei. I suoi occhi grandi sono rossi di pianto in mezzo al viso pallido.
«Ce l’hai una sigaretta?» è la prima cosa che dice. Io non rispondo nulla, però tiro fuori il pacchetto, ne accendo una e gliela passo. Le lascio fare qualche tiro profondo e poi le chiedo che cosa è successo, perché sta male.
«Si è messo con un’altra, quello stronzo. Per tutto il tempo che siamo stati insieme io non potevo fare nulla, era geloso di tutto e tutti, lo sai bene tu che negli ultimi quattro mesi non ci siamo mai visti. E poi, così, dalla sera alla mattina ha deciso che non gli interessavo più e intanto stava già con un’altra. Guarda, te la faccio vedere da Instagram, giusto per farti rendere conto di che tipa è la sua nuova ragazza. Viene pure lei alla scuola nostra, però nella succursale. È più grande di noi, è ripetente» e mi passa il cellulare per mostrarmi la foto profilo della nuova ragazza di Claudio.
«Bea, non vorrei dirti “te l’avevo detto”, ma tu me lo stai proprio tirando fuori di bocca. Lo sapevi bene com’è fatto Claudio, la sua fama lo precede».
«Grazie, sei proprio un bell’amico. Io sono depressa e tu mi ricordi che me l’avevi detto che con lui mi sarei fatta male. Sembri mia madre, e non è certo un complimento. Sai quello che penso di lei».
«Ok, ci sta, scusa. Però come hai potuto pensare che con te sarebbe stato diverso?».
«Gio’, ma tu ti sei mai innamorato nella tua vita?».
«Direi proprio di sì. Di te. Da sempre» avrei voluto ribattere in un soffio, senza pensarci su neanche un secondo. Ma mi è mancato il coraggio. E allora, come spesso succede quando non trovo le parole per dire quello che c’ho dentro, me le faccio prestare da Marra, cioè Marracash, uno dei miei poeti preferiti (altro che quelli che ci fanno studiare a scuola): “L’amore? L’amore di cui parla/Cioè stringere una cosa forte fino a soffocarla?/Un gioco in cui mi faccio male o faccio male a un’altra/Ho 40 anni e mai visto un legame che rimanga”. Canto a Bea questo pezzo di Dubbi e lo faccio cercando d’imitare la voce del king del rap. Lei si mette a ridere e poi precisa: «Ma tu non hai 40 anni, scemo!».
«Ma li avrò, se non muoio prima, quindi mi porto avanti».
Bravo Giovanni, pure stavolta sei riuscito a uscirtene facendo lo scemo, mettendoti in bocca i pensieri di qualcun altro.
«Dài, Bea, andiamo a farci un giro in motorino. Un po’ di aria fresca ti metterà a posto i pensieri» dico e le offro le mani per tirarsi su.
Lei guarda le mie braccia e poi me. Aggancia le sue dita alle mie, sa che può fidarsi. In Vespa la mia amica del cuore mi stringe forte, è il suo modo per dirmi che le dispiace di avermi escluso dalla sua vita negli ultimi quattro mesi. Ho le sue mani sul mio petto. Sento i suoi seni contro la mia schiena.
Vorrei che questo giro in motorino non finisse mai. Vorrei che restassimo così per sempre, abbracciati e in corsa, mentre il cielo alle nostre spalle si è fatto scuro e quello che abbiamo davanti è ancora turchino. Arriviamo davanti al locale in cui la volevo portare, ma, è più forte di me, non riesco a fermarmi: non voglio che tutta questa felicità finisca. Continuo, m’infilo in una traversa, poi in un’altra e poi un’altra ancora. Allungo la corsa di una decina di minuti. Quando arriviamo di nuovo nella via del locale, lei non dice: «Oh, ma qui ci siamo già passati prima».
E non lo so se non se n’è accorta, potrebbe essere, Bea è sempre con la testa fra le nuvole.
Oppure, chissà, forse è solo una mia fantasia, il mio disperato desiderio che pure lei mi voglia bene nel modo in cui gliene voglio io. Eppure ho avuto la sensazione che lei, con gli occhi chiusi, si stringesse più possibile con la testa alla mia spalla.
Entriamo in questo pub pieno di robe degli anni Ottanta e Novanta. La cabina telefonica. Il Commodore 64. Il televisore con il tubo catodico. E poi ci sono tantissimi biglietti colorati appesi alle pareti: “Qui sono stata felice l’ultima volta”. “Sono tutti matti o sono io che sto sbagliando qualcosa?”.
Cose così, pensieri sparsi. La prima volta che ho messo piede qua dentro ho pensato subito: “Questo posto farebbe impazzire Bea”.
E infatti le piace tantissimo. Si è messa a leggere le frasi appese ai muri, accarezza le parole con le dita. A volte sorride, altre si incupisce un po’. Ci mangiamo dei panini esagerati, dentro c’infiliamo il mondo in tutte le salse che offre la casa. Non so perché tiriamo fuori dei fatti super cringe di quando andavamo alle medie, ridiamo fino a farci mancare il respiro. Quando la riaccompagno a casa, Bea non ha più gli occhi rossi e il suo viso è meno pallido: «Grazie Gio’, sei un vero amico» grida piazzandomi il casco in mezzo al petto. Mi sta dicendo che mi vuole bene, che io e lei siamo sempre noi.
Poi mi dà un bacio sulla guancia e se ne va. Io rimango come uno scemo ad aspettare che citofoni, che le aprano il portone, perché la mia amica le chiavi di casa non se le porta mai. Sento il suono dell’apertura, lei entra senza girarsi un’ultima volta per salutarmi, poi sale le scale fino a scomparire. Io sono ancora là.
Come uno scemo, appunto.
Dal giorno dopo torniamo a essere quelli di sempre, quelli di prima della “parentesi Claudio”. Bea si rimette nel banco con me, così, senza dire nulla. Prende la roba di Davide e la sposta sul banco dove stava lei.
«Sono tornata» proclama una volta seduta, e accenna un sorriso. Passano i giorni, poi le settimane e Bea inizia a riprendersi. Io sono felice. Per lei e per me. Anche la ricreazione la facciamo insieme.
Lei mi scrocca la merenda e io faccio finta d’incazzarmi. Lei copia da me matematica e io le chiedo che cavolo scrivere nel tema. Siamo tornati al nostro equilibrio, che per me che sono innamorato di Bea non è proprio il massimo, ma me lo faccio andar bene pur di averla vicino. Claudio non s’è più visto. Evidentemente sta bene con la sua nuova tipa. Bea è stata davvero male, ma credo che alla fine si sia resa conto che c’aveva davvero poco da spartire con uno come lui.
È andato tutto bene, fino a martedì scorso, quando la nuova tipa di Claudio ha scritto a Bea in DM su Instagram per riempirla d’insulti e minacce: “Sei una puttana. Ma non credere che te lo lasci così facilmente. Lui è mio. Con me sta da dio. Non so davvero cosa ci trovi in una sciacquetta come te”.
Bea non capiva che diavolo volesse la ragazza di Claudio, visto che lei non lo sentiva da un sacco. Poi, un messaggio vocale di lui le ha chiarito la situazione. Claudio aveva lasciato la sua nuova ragazza. Le aveva detto che gli mancava Bea, che era con lei che voleva stare perché solo Beatrice lo fa stare bene. Bea aveva risposto che lei non voleva più stare con lui, che adesso aveva un nuovo equilibrio e non voleva perderlo. E siccome Claudio, quando è venuto a cercarla in classe, l’ha vista in banco con me, e poi dopo a ricreazione con me e sempre con me sul motorino alla fine delle lezioni, si deve essere convinto che il “nuovo equilibrio” fossi io. Che Bea si fosse messa con me.
«E chi sarebbe il tuo nuovo equilibrio, quel cretino con cui stai sempre? Preferisci lui a me? Se Giovanni non sta alla larga da te, gli faccio fare una brutta fine».
Bea mi ha fatto leggere il messaggio. Si è spaventata. In realtà anch’io, ma ho cercato di non farglielo capire. Ecco perché quando stamattina Claudio mi si è parato davanti, con quella faccia nera, sapevo come sarebbe andata a finire. Per fortuna, però, il coltello non ce l’aveva. Ha fatto in tempo a darmi solo un pugno. Poi si sono messi in mezzo i miei compagni di classe e l’hanno bloccato. Sono arrivati i prof, la preside.
Tutto questo me l’ha raccontato Bea, perché il pugno che mi ha tirato Claudio era forte. Sono andato giù e ho perso i sensi.
Claudio è stato sospeso. Dovrà fare anche i lavori socialmente utili, perché non era la prima volta che alzava le mani su qualcuno. Sono stato fortunato, me la sono cavata con poco.
Poi, colpo di scena, ho confessato a Beatrice che la amo. Lei mi ha detto che mi vuole bene, ma non come gliene voglio io. In fondo lo sapevo già, ma almeno adesso anche lei sa quello che provo e che dobbiamo trovare un nuovo equilibrio, perché quello che avevamo da sempre per me non andava affatto bene. Spero che non si allontani adesso che sa che la amo. Mi sembra di sbagliare sempre tutto. Come fanno gli altri?
“Forse per andare avanti non devi ascoltarti/Come fanno gli altri?Li vedo così convinti/E senza dubbi, dubbi, dubbi/Tutti senza dubbi, dubbi, dubbi, dubbi/Tutti, tutti, tutti/Tutti senza dubbi, dubbi, dubbi, dubbi”. Ancora Marracash. Ancora Dubbi. Lui sì che mi capisce.
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