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Ops

Definizione di “giornata no”: quella che è capitata a Sofia tra un ex fidanzato che sembra impazzito, una mamma iper ansiosa e un suricato impiccione. Ma è solo l’inizio...

Tornare a casa con il tram e la vista quasi completamente annebbiata dopo il controllo dall’oculista (per via di quelle dannate gocce che mi ha instillato) è stato difficile come il quadruplo axel di Ilia Malinin alle Olimpiadi Milano-Cortina. Però, come lui, anch’io ce l’ho fatta e adesso finalmente posso rilassarmi sul divano in compagnia di Cleo (se solo la mia gatta mi calcolasse minimamente) e di Diego, il nuovo arrivato: un adorabile e dolcissimo suricato che Luca, il mio a sua volta adorabile, dolcissimo e supersexy fidanzato veterinario, mi ha rifilato in attesa che venga riportato alla colonia di appartenenza in provincia di Cesena.

È stato infatti deliberatamente deciso che la convalescenza per la zampa rotta il suricato Diego l’avrebbe trascorsa da me: non importa se il suo terrario occupa la metà della mia zona giorno e adesso ho terra persino sulle tende… Diego deve scavare, perché solo questo lo rende felice…

Perciò ecco un bel giardino da salotto. Nel MIO salotto. Con il divano Minotti nuovo di pacca e la chaise longue Cassina. Gulp. Ma come facevo a oppormi? Luca me lo ha proposto mentre eravamo sotto la doccia.

La stessa doccia.

Gli avrei detto di sì anche se mi avesse chiesto d’intestargli la casa al mare di Loano.

Detto fatto, Diego è qui da me da un paio di settimane e Cleo già lo ignora come se fosse di famiglia. Lo vado a salutare grattandogli il capo, poi mi butto sul divano e accendo la tivù speranzosa: purtroppo però lo schermo mi appare sfocato come quando nei film horror il segnale sparisce e arriva il serial killer.

Nel mio caso è pieno pomeriggio e secondo me i serial killer a quest’ora sono impegnati in attività apparentemente normali (come fare il farmacista o piantare narcisi, per esempio), perciò non corro grossi rischi.

In ogni caso i miei occhi al momento fanno ancora abbastanza pena e non riesco a vedermi neanche le dita dei piedi: quindi anche mettere lo smalto è escluso.

Sbuffo, mi alzo e mi dirigo verso la cucina per aprire il frigo e prendere qualcosa a caso, ma i prima d’impugnare la maniglia scorgo sul calendario una croce grossa come quella della bandiera della Svizzera e improvvisamente mi ricordo che oggi è il giorno in cui dovrebbe passare Gabriele a prendere i suoi attrezzi da palestra.

«Gabriele!» esclamo nel silenzio più totale della casa. Dieghino smette improvvisamente di scavare e sono certa che si drizza sulle zampette. Perdo un battito: «Cribbio…» e decido immediatamente di optare per una tisana rilassante. Molto rilassante. Certo: perché Gabriele è il mio ex fidanzato, quello che ha pensato bene di piantarmi alla soglia delle vacanze e poi è partito per la Grecia con un’altra. Simpatico, eh?

Lui, che non solo mi ha spezzato il cuore, ma ci ha anche camminato sopra con gli anfibi.

Rivederlo mi causa uno smottamento interiore tipo scontro fra placche tettoniche: un misto di rancore, rabbia repressa e voglia di vendetta che mi avvicinano tantissimo ai serial killer che proprio or ora stanno piantando i narcisi.

Ma no: Sofia, non essere sciocca! Inspiro con il naso ed espiro con la bocca. Uno, due…

Oggi Gabriele deve solo venire a riprendersi i suoi attrezzi ginnici ingombranti e fastidiosi, che io comunque non utilizzerei neppure sotto tortura. La nota negativa è che non ricordo bene a che ora gli ho detto e controllare sul telefono o sul calendario è praticamente impossibile: bisogna che lo aspetti qui, tanto prima o poi si farà vivo.

Questo comporta una revisione rapida del programma pomeridiano, che prevedeva: un caffè con mia madre (la creatura più assillante dell’emisfero settentrionale) e la spesa per la cenetta messicana mia e di Luca (burrito e taco sul divano e tutti gli episodi di Dune).

Per tirarmi su di morale, oltre alla tisana (che per far funzionare davvero dovrei correggere con del Prozac) chiedo ad Alexa di far partire la mia playlist di Annalisa senza lesinare sul volume. Così va moooolto meglio! Intanto, però, devo mandare subito un messaggio a mia madre e a Luca per avvisarli.

Prendo il telefono alla cieca e incredibilmente trovo le chat in questione. Imposto al volo la dettatura automatica dei messaggi: “Ciao mamma, oggi sono presa, annulliamo il caffè. Ti chiamo dopo”.

A seguire: “Ciao Lu, ho un contrattempo e sono di corsa, non so nemmeno se riesco a fare la spesa. Poi ti spiego”.

Già che ci sono inspiro profondamente e scrivo anche all’innominato (Gabriele), in modo da invitarlo a spicciarsi: “Ciao Gab, oggi ti aspetto a casa per gli attrezzi, puoi venire sul presto? Sono presa, ma ti do una mano”.

Sono magnanima, lo so.

Poso lo smartphone e mi dedico alla tazza fumante di tisana ascoltando la voce della mia cantante preferita: Annalisa è super! Mi sposto sul divano, bevo un altro sorso e chiudo gli occhi mentre penso a come fronteggiare l’incontro con Gabriele.

Sono più di sei mesi che non lo vedo. Ovvero da quando è tornato a recuperare i suoi vestiti e in quel caso (devo dire) non sono volati coltelli solo perché in fondo siamo entrambi persone civili… Il che non significa, però, che io sia Madre Teresa di Calcutta, eh!

Infatti, prima di restituirgli la sua roba infilata in un elegante sacco giallo della differenziata ho pensato bene di staccare metà dei bottoni alle sue camicie Oxford e di lavare i completi da tennis di Armani con la mia felpa rossa di H&M, dando al tutto quelle meravigliose “50 sfumature di rosa” che sicuramente piaceranno a Camilla, la nuova fidanzata, quella con cui si era goduto la “nostra” suite a Santorini. Mi sembra il minimo sindacale. Adesso però nella mia vita c’è Luca e io sono molto, molto felice. Meno rancorosa e più centrata. E anche molto più matura. Maturissima. Ecco perché ho detto a Gabriele che poteva venire a prendersi i suoi attrezzi con relativa calma, ma che se ci metteva troppo glieli mettevo in vendita su Vinted.

Finisco la tisana in un tempo lentissimo, poi d’un tratto suona il citofono. Salto sul divano come se mi avessero attraversata 200 Volt e perdo un altro battito. Calma: inspiro a fondo: “Sono centrata, sono una persona adulta” mi ripeto. Purtroppo però devo ammettere che Gab è stato pur sempre il mio fidanzato per più di due anni e la storia è finita non perché io lo volessi, ma perché evidentemente lo voleva lui. E anche per Camilla. Soprattutto per Camilla.

Apro la porta: una sagoma alta e robusta mi sovrasta. Spero sia Gabriele perché se è il serial killer che ha finito di fare giardinaggio sono spacciata.

«Ciao Sofi» mi saluta.

È Gabriele, grazie al cielo.

Ci scambiamo un bacio formale su cui lui mi sembra che indugi un po’ troppo, ma forse è solo un’impressione.

Poi il mio ex mi passa una mano attorno alla vita e avanza nell’appartamento. Cominciamo malissimo!

Si ferma: deve aver visto il terrario.

«Ah sì: Gab, ti presento Diego. Diego, Gab. È un ospite temporaneo, tipo Airbnb: è qui per una breve vacanza».

Gabriele ride ma non fa domande, mentre sento Cleo (quella vigliacca!) che si struscia contro le sue gambe e inizia a fare le fusa.

«Quindi le sai fare, eh?» la rimprovero a bassa voce. Poi torno a Gab: «Vieni, ti ho preparato tutto in una sacca. Ma ti avviso che è pesantissima».

«Grazie Sofi, lo apprezzo» mi segue mentre faccio strada verso quella che una volta era la nostra camera. «Ma, giusto per sapere, ora i bilancieri sono… rosa?».

Scoppio a ridere mentre varchiamo la soglia della stanza: «No, no: era troppo complicato verniciarli…». Lo guardo (per così dire), lui mi guarda. Mi sento un po’ meglio. Non vedo granché, ma so che sta sorridendo. La tensione lentamente si scioglie, si vede che siamo persone adulte, capaci di gestire un rapporto rispettoso.

Poi Gab fa un passo verso di me. Lo vedo meglio, anche se sfocato… Si è fatto serio. Che succede? Mi allontano d’istinto e mi volto per prendere la sacca da terra e metterla sul letto: la apro e faccio l’appello degli attrezzi. D’un tratto la situazione peggiora: sento il suo corpo che aderisce al mio. Gulp.

Mi va di traverso la saliva e per poco soffoco, ma fingo indifferenza e vado avanti a elencare i pezzi come se fosse una televendita di QVC.

“Oddio, ma è pazzo?” penso mentre sento sopraggiungere una specie di attacco di panico. Sono come bloccata, ma non voglio trarre conclusioni affrettate. Perciò mi schiarisco la voce e proseguo: «Dunque, ecco i bilancieri piccoli da un chilo, il tappetino arrotolato, le fasce…».

Intanto, sudo freddo.

Sudo e ansimo, soprattutto quando sento le labbra di Gabriele avvicinarsi al mio orecchio: «Quindi, Sofi?». Gulp. «Avevi voglia di vedermi?».

Le sue mani mi cingono la vita e la sua bocca si avventura verso il collo.

Io sono come pietrificata, in una sensazione strana che spazia dalla voglia di scomparire, mista a necessità di piangere, mista a un languore che non dovrebbe assolutamente esistere e di cui negherò l’esistenza a me stessa e al mondo anche se mi dovessero torturare.

Il mio corpo lo riconosce, maledizione! Ma no, non gli darei mai la soddisfazione…

D’improvviso, mentre le mani di Gabriele trovano una strada nota sotto la mia camicetta, mi scuoto da quel torpore: «Gab, ma cosa diamine fai?». Mi sposto decisa sottraendomi alle sue mani (calde e grandi, come le ricordavo) e lo guardo negli occhi.

Lui deve avere un’aria stupita perché rimane per un attimo senza parole e approfitto di questo smarrimento temporaneo per darmela a gambe. Cioè: mi dirigo a passi svelti verso il salotto, rossa come un pomodoro maturo.

Sento i passi di Gabriele alle mie spalle. Poi mi volto, furente: «Ma ti ha dato di volta il cervello?». Lo fisso con le mani sui fianchi. «Secondo te sono il tipo che ama prendersi batoste in faccia due volte di fila?». Sono sincera. «Noi abbiamo chiuso, Gab: definitivamente. Ti auguro tanta felicità con… con “Camilla” o chi per lei. Figli maschi e vacanze in Grecia ogni estate, ma per quel che mi riguarda non esisti più: io sto benissimo così, il mio equilibrio psicofisico si è appena ristabilito dopo il tuo gentile scossone e non ho intenzione di rovinarmi la vita di nuovo». Pausa. Lunga pausa. «Sono stata chiara, Gab?».

Gabriele mi sta davanti, immobile e muto (strano: non è da lui tacere). Diego si è messo dritto in piedi come solo i suricati sanno fare e fissa la scena come un buffo pensionato curioso.

A un certo punto, Gabriele riprende la parola stranito, modalità per lui totalmente inusuale: ma cosa gli è successo? Siamo sicuri sia davvero Gabriele?

«Veramente… Sofi, io non capisco… Accidenti!». Si passa una mano fra i capelli. Poi alza un po’ la voce. «Guarda che sei strana forte, eh!».

«Strana io? Perché non ho voglia di stare con il mio cattivissimo ex-fidanzato?».

Lui si avvicina.

Sento un lungo sospiro, le sue mani che prendono le mie: ora muoio, è sicuro.

«No, Sofi: non per questo». Ha un tono diretto e sincero. «Se fossi in te, non mi vorrei vedere nemmeno dipinto, e ti ringrazio di avermi accordato la possibilità di recuperare i miei attrezzi. Davvero. Ma…». Fa per dire qualcosa, poi si ferma. Adesso schiatto: è il momento. «Ammetterai, però, che il messaggio che mi hai inviato prima è stato quantomeno fuorviante».

Pausa.

«Ma cosa c’era di così fuorviante nel mio messaggio, scusa?» indago perplessa.

Lui mi lascia le mani e scuote la chioma bionda e folta. Io, incredibilmente, riprendo a respirare.

La nebbia davanti ai miei occhi si fa un po’ meno densa. Meglio: così se piango non divento totalmente cieca. Scruto il viso di Gab mentre estrae l’iPhone dai jeans e legge il mio messaggio: “Ciao Gab, ci piacciamo oppure no? Ti aspetto a casa per gli attrezzi se non lo facciamo me lo immagino, puoi venire sul presto? Disperata ma leggera, sono presa, ma ti do una mano”.

Sono pietrificata. La mascella mi è caduta a terra e non riesco a formulare una frase di senso compiuto.

Balbetto qualcosa (ma onestamente non so bene cosa). Poi, proprio in questo momento (come nel peggiore dei miei incubi) sento un rumore di chiavi: ti prego, fa che sia il serial killer!

Purtroppo o per fortuna non so, vedo invece entrare un volto familiare e inconfondibile: Luca.

“No, non sta succedendo davvero” scandisce bene il mio cervello, totalmente incredulo di fronte a quell’ingiusto accanimento del destino.

«Luca!» esclamo.

«Sofi!» esclama lui di rimando. «Come… come stai?» mi guarda preoccupato. Poi si volta verso Gabriele: «Ah, ciao» abbozza un saluto educato ma freddo.

«Ciao… Ehm…». Gab infila prontamente il cellulare nella tasca e tende la mano al mio fidanzato.

Io intanto sto pregando Santa Rita di farmi svenire o di dar fuoco alla casa, veda lei che cosa è meglio.

«Luca, ti ricordi Gabriele…» accenno (domanda retorica: sa benissimo chi è). «È venuto a recuperare i suoi attrezzi da palestra. Ricordi che doveva portarseli via? Ecco, ha già preso tutto e sta uscendo, GIUSTO?» sottolineo con una risata isterica che mi fa somigliare a Joker.

«Giusto, sì… Infatti: grazie Sofi per avermi ridato le mie cose… Adesso vado, buona giornata».

Luca fa un sorriso tiratissimo, poi si gira verso di me: «Sofi, adesso fammi vedere cosa ti ha fatto: non puoi sottovalutare queste cose!».

Io sbianco e resto bloccata.

Che cosa intende? Come fa a sapere tutto?

Sono così trasparente?

«Cosa… Veramente io…» bofonchio mentre sento che sto per esalare il mio ultimo respiro.

Poi lui mi prende un braccio: «Mi dici dove ti ha morso Diego?».

«Morso? Diego?» chiedo confusa. «Ma, scusa, perché mai avrebbe dovuto mordermi?». La situazione mi sta sfuggendo di mano.

A Diego intanto mancano solo i pop-corn per godersi quella scena da film.

«Ma scusa, Sofi: mi hai scritto tu che…». Luca estrae a sua volta il telefono e poi legge ad alta voce il messaggio che gli ho inviato: “Ciao Lu, ho un contrattempo, sto tremando, sto tremando, sto facendo un passo avanti e uno indietro, mi ha morsa e sinceramente non so nemmeno se riesco a fare la spesa, sinceramente poi ti spiego”.

Luca mi fissa per un po’, poi riprende a parlare: «Ho dato per scontato fosse Diego e il messaggio confuso mi ha fatto preoccupare molto. Non è andata così?». Pausa. «Ti ha forse morsa Cleo?». La gatta lo guarda improvvisamente indispettita. «Comunque nel dubbio ho portato sia l’antirabbica che l’antitetanica».

E io in quell’esatto momento realizzo (come in un incredibile insight darwiniano) che ascoltare Annalisa a tutto volume e dettare contemporaneamente dei messaggi che poi neppure posso rileggere è stata una pessima, pessima, PESSIMA idea.

L’idea peggiore della mia vita, credo.

I versi delle canzoni si sono infatti infilati fra le mie parole, alcune delle quali sono anche state storpiate. Insomma, un vero casino.

Un casino assolutamente imbarazzante.

Mi sento le gambe molli.

Ma siccome non c’è limite al peggio, dalla porta ancora aperta del mio appartamento fa il suo ingresso trionfale mia madre: «Amoreee!» esordisce.

«Come stai? Ti ho portato le vitamine e il brodo di pollo» dice poi.

La guardo con occhi bovini e lei allora precisa, inforcando gli occhiali: «Mi hai scritto: “Ciao mamma, oggi sono presa, è tutto il giorno che mi salvo da un pianto isterico, vado a letto col pantaloncino dell’Adidas annulliamo il caffè. Ti chiamo dopo”. Ho pensato avessi l’influenza. Hai per caso i brividi, tesoro? Ma poi: non puoi metterti un pigiama normale invece dei pantaloncini?».

Quel teatrino tragicomico fortunatamente dura giusto il tempo in cui io mi cospargo il capo di cenere e spiego a tutti i presenti l’increscioso e surreale accaduto. Prostrata dalla vergogna, giuro e spergiuro sul Santo Graal di non usare mai, mai, mai più il sistema di dettatura automatica. Soprattutto se sono momentaneamente privata della vista.

Tutto questo ha senso, e infatti mentre lo dico mi sento ancora più stupida.

Nel frattempo (unica nota positiva) le mie pupille decidono finalmente di contrarsi e torno a vedere come una cristiana. Giusto in tempo per salutare mia madre, che prima di uscire decide comunque di lasciarmi il brodo di pollo perché “si vede che sono pallida” (per forza: la mia ultima ora è stata peggio di un film di Wes Craven).

Personalmente credo che per riprendermi ci vorrebbe uno shot di vodka, ma mi accontento del brodo. Anzi: accetto tutto pur di potermi finalmente buttare fra le braccia del mio meraviglioso e scrupolosissimo fidanzato, sciogliendomi in infinite scuse.

E siccome Luca ha ancora addosso la divisa azzurra da veterinario (che gli sta d’incanto), con le scuse m’impegno tantissimo. Per tutto il resto del pomeriggio.

E Luca gradisce. Decisamente. Anche se a un certo punto mi riserva uno sguardo un po’ tagliente, che mi ricorda Christian Grey con Anastasia Steel: «Per curiosità, Sofi: che messaggio ha ricevuto da te Gabriele?» chiede.

Gulp.

Rifletto bene sulle parole da usare: «Ti basti sapere che ha rischiato di beccarsi un bilanciere da quattro chili su un piede… Ma si è salvato».

Luca alza un sopracciglio, come solo lui e Jamie Dornan sanno fare: «Discorso chiuso, quindi?».

«Chiusissimo» ribadisco. E mentre lo bacio (di nuovo) penso a quanto sono comicamente fortunata.

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