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C’era una volta il tormentone estivo: e adesso?

eros ramazzotti che canta sul palco del festival bar
CREDITS: IPAC'era una volta il tormentone estivo: e adesso?

Chi può dimenticare Sapore di sale, il successo di Gino Paoli che risale al 1963? Kalimba de luna o L’estate sta finendo che hanno segnato le estati degli anni Ottanta? E poi, Più bella cosa di Eros Ramazzotti e tutte le altre hit lanciate dal Festivalbar? Fino a qualche anno fa, l’estate aveva una colonna sonora precisa, così forte e dominante da rimanere eterna. «Si chiamava tormentone proprio perché quella canzone ci tormentava, cioè, l’ascoltavamo sempre, le radio le trasmettevano a ripetizione, nei bar e negli stabilimenti balneari erano d’ordinanza» ricorda Laura Gramuglia, conduttrice radiofonica, disc jockey e scrittrice. «Adesso che la musica si fruisce con la stessa bulimia dei contenuti social e non arriva solo dalla radio ma da tante piattaforme, il tormentone si è spezzettato in tante micro tendenze musicali». Perché anche le canzoni che ascoltiamo in spiaggia sono uno specchio dei nostri tempi.

Playlist infinite: troppa musica per un solo tormentone

Forse l’ultimo vero tormentone risale al 2023 con Italodisco dei The Kolors. E già lì è difficile capire se di quell’estate ci ricordiamo più quella o più Mon Amour di Annalisa o Disco Paradise di Fedez. Perché negli ultimi tre anni la frammentazione è diventata ancora più evidente. «Siamo arrivati all’ossimoro di un’offerta maggiore della richiesta» avverte Gramuglia. «Un tempo si stava ore attaccati alla radio ad aspettare la canzone del cuore, oggi abbiamo playlist infinite su Spotify. Durante i miei laboratori nelle scuole medie, incontro ragazzi che raramente ascoltano una canzone fino alla fine o la riascoltano o ne indagano parole e significati. Spesso non ricordano neanche il nome di chi la canta».

Canzone dell’estate 2026: chi sono i candidati

E così, chi può dire oggi quale canzone ricorderemo di questa estate 2026? Forse Al mio paese di Serena Brancale, Levante e Delia? O La testa gira di Fred De Palma, Anitta ed Emis Killa? Sorry Scusa Lo siento dei Pinguini Tattici Nucleari? Buon vento di Jovanotti e Alfa? Canto d’amore di Angelina Mango e Marco Mengoni? Tutti ritmi ballabili, ritornelli memorabili, mood positivo, bassi profondi ma non aggressivi e qualche influenza reggaeton che funziona sempre. «Prevedere cosa ci ricorderemo tra dieci anni è impossibile, serve un certo distacco temporale per capirlo» spiega l’esperta. «Anche i tormentoni degli anni ’70 che oggi ci piacciono erano spesso parole d’effetto su un paio di accordi semplici che facevano storcere il naso ai critici. Quello che possiamo dire con certezza è cosa ci raccontano i brani di oggi della musica e della società: la fruizione passiva di una sovrabbondanza che può confondere».

Featuring e Sanremo: le strategie per fare una hit estiva

La facilità di fruizione ha aumentato la produzione: artisti e case discografiche sgomitano per sfornare hit. Una delle strategie è il “featuring”, cioè la collaborazione tra artisti. «È una tecnica commerciale: due o più artisti mettono insieme le loro fanbase per avere più ascolti visto che con tanta concorrenza emergere da soli è molto più difficile» osserva Gramuglia. «L’intenzione è unire anche gente di generazioni diverse, come dimostrano per esempio le recenti collaborazioni di Gianni Morandi con Alessandra Amoroso, in lizza per la classifica dell’estate 2026 con Hit parade, o Nino d’Angelo con Rovazzi e Arisa per La costiera amalfitana». La sfida per tutti è arrivare almeno nella Top 20 e un’altra tecnica per riuscirci è giocare d’anticipo. «Se prima dovevamo aspettare metà giugno per sentire la canzone dell’estate, oggi i cantanti arrivano a Sanremo, amplificatore delle tendenze, già con canzoni da spiaggia che spesso durano davvero fino all’estate». Come nel caso di Ossessione di Samurai Jay, conosciuta a febbraio sul palco di Rai Uno e ancora nel prime degli ascolti.

Il ritorno della musica italiana: oltre l’80% delle playlist estive

La frammentazione musicale, che in estate diventa ancora più evidente, ha anche degli aspetti positivi. «Ci permette di spaziare tra stili diversi, perché pop, rap, urban, dance e cantautorato convivono. In più, focalizza l’attenzione sulle proposte italiane che sono tantissime» fa notare la conduttrice. «Mentre un tempo eravamo affascinati dagli stranieri che nelle radio italiane trovavano l’eldorado». Come dimenticare Sandy Marton con People from Ibiza o gli Wham! con Club Tropicana? Era la metà degli anni Ottanta e i cantanti italiani li snobbavamo un po’. Oggi invece tornano a piacerci: nella playlist Estate 2026 di Spotify i brani nostrani superano l’80% perché l’algoritmo ci guida verso la musica che ci somiglia di più. Alla scoperta di quale, fra i tanti brani che ci propone, diventerà, se non il tormentone di tutti, almeno la nostra personale colonna sonora dell’estate.

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