L’Islanda che conosci, quella della Laguna Blu, delle cascate su Instagram, dei pullman che scaricano centinaia di turisti davanti agli stessi geyser, esiste. Ed è diventata, negli ultimi anni, una delle mete più desiderate al mondo, con tutto ciò che questo comporta: code, prezzi, overtourism. Eppure, al di là delle destinazioni più celebrate, sopravvive ancora un’isola diversa: silenziosa, autentica e sorprendentemente selvaggia. Un invito sincero a guardare oltre, a riscoprire un’essenza che i flussi turistici non hanno ancora scalfito. Perché esistono ancora angoli in cui la natura grida il proprio nome con la stessa intensità di sempre: ti portiamo con noi a scoprirli.
Il fuoco sotto i piedi
Lasciata alle spalle la capitale Reykjavik, il viaggio alla scoperta dell’Islanda segreta parte in direzione delle Highlands. Gli altopiani islandesi occupano il cuore disabitato dell’isola e rappresentano uno degli ultimi grandi territori selvaggi d’Europa. Modellati dal fuoco dei vulcani e dai ghiacci perenni, non hanno mai ospitato insediamenti stabili. La natura, da tempo immemorabile, domina incontrastata tra silenzi profondi e spazi immensi. Le celebri F-Roads sono piste sterrate accessibili soltanto con veicoli 4×4 durante i mesi estivi. Rappresentano l’unico modo per raggiungere questi luoghi estremi, poiché neve e ghiaccio rendono il territorio impraticabile per il resto dell’anno. Tra queste strade spicca la F208, considerata una delle più spettacolari del Paese. Serpeggia tra la terra vulcanica, accompagnata da fiumi argentati e dal verde intenso del muschio.

Il clima mutevole, con nuvole basse e improvvisi squarci di luce, contribuisce a creare un’atmosfera intensa. Dopo qualche ora di marcia si arriva infine a Landmannalaugar, celebre località che attira escursionisti da tutto il mondo. Situato nella riserva naturale di Fjallabak, questo territorio appare come un laboratorio geologico a cielo aperto dove vulcani, sorgenti termali e montagne di riolite hanno modellato un paesaggio unico nel suo genere. Ciò che colpisce immediatamente sono i colori. Landmannalaugar sembra essere dipinto a mano: rosso, ocra, giallo, verde, blu e viola si mescolano sulle pendici delle montagne creando sfumature che cambiano continuamente. A contrastare questa tavolozza cromatica si estendono cupi campi di lava, testimonianza delle antiche eruzioni che hanno plasmato la regione. Dalle solfatare si alzano pennacchi di vapore, mentre l’odore di zolfo ci ricorda che sotto la superficie la Terra è ancora in piena attività.
Il calore sotto il ghiaccio
I bagni termali occupano un posto speciale nella vita quotidiana islandese. Grazie all’intensa attività geotermica presente nel sottosuolo, l’Islanda dispone di numerose sorgenti naturali di acqua calda che, fin dai tempi dei primi insediamenti, sono state utilizzate per il benessere e per affrontare il rigido clima nordico. Nel corso dei secoli, questi luoghi sono diventati veri e propri centri di aggregazione sociale, dove persone di ogni età si incontrano per rilassarsi, conversare e condividere momenti della vita comunitaria. Oggi i bagni termali (in tutta l’isola se ne contano quasi 200 tra attrezzati e non) offrono ai turisti un’esperienza particolarmente suggestiva. Dopo un’intensa giornata, immergersi nelle acque calde geotermiche rappresenta un momento di relax unico. Il forte contrasto tra il freddo pungente dell’aria esterna e il calore avvolgente dell’acqua ricca di minerali crea una sensazione di benessere difficile da dimenticare.
Un tuffo nella storia

Seguendo la strada sterrata F206 ci si addentra invece nel cuore della regione di Lakagigar, uno dei luoghi più significativi della storia geologica islandese. Oggi il paesaggio appare silenzioso e incontaminato, ma oltre due secoli fa questo territorio fu il teatro di una delle eruzioni più devastanti mai registrate. Tra il 1783 e il 1784 il sistema vulcanico di Laki si aprì lungo una frattura di circa 27 chilometri, dando origine a un’eruzione durata diversi mesi. Dalle numerose bocche eruttive fuoriuscirono enormi quantità di lava che invasero vallate circostanti, mentre nell’atmosfera vennero rilasciate immense quantità di cenere e gas. Le conseguenze per l’Islanda furono drammatiche, tanto da essere ancora ricordate come una delle più grandi tragedie nazionali. Gli effetti dell’eruzione non si limitarono però ai confini dell’isola. Alcuni studiosi ritengono che le conseguenze climatiche e agricole provocate dall’eruzione abbiano contribuito ad aggravare le tensioni sociali già presenti in Francia, entrando indirettamente tra i fattori che scatenarono la Rivoluzione Francese. Oggi dalle alture circostanti si può godere di una vista straordinaria sulla fila di oltre 140 coni vulcanici che si susseguono all’orizzonte, come una cicatrice indelebile.
Un’isola dentro l’isola
Usciti dalle Highlands con gli occhi colmi di meraviglia, si guida in direzione nord, alla volta della penisola di Snæfellsnes, considerata “l’Islanda in miniatura” per la straordinaria varietà di paesaggi che racchiude. Dominata dal maestoso ghiacciaio-vulcano Snæfellsjökull, reso celebre dal romanzo Viaggio al centro della Terra di Jules Verne, la regione alterna spiagge nere, scogliere battute dall’oceano e pittoreschi villaggi tradizionali. Tra le attrazioni più amate figura il monte Kirkjufell, la cui caratteristica forma piramidale si riflette nelle acque delle vicine cascate. Da non perdere anche le spettacolari scogliere di Arnarstapi, gli archi naturali scolpiti dall’oceano e le suggestive spiagge di Djúpalónssandur, dove il nero della lava incontra la forza incessante delle onde atlantiche. La fauna locale costituisce uno dei maggiori motivi di interesse della penisola. Le coste ospitano numerose colonie di foche che, grazie alla limitata presenza umana, possono essere osservate con relativa facilità, soprattutto a Ytri Tunga. Vederle emergere silenziosamente dall’acqua o riposare sugli scogli rappresenta uno degli incontri più emozionanti che si possano vivere a Snæfellsnes.
Dove finisce l’Europa

Il viaggio prosegue verso i Westfjords, i remoti fiordi occidentali. Secondo tradizione, fu proprio in queste terre che nacque il nome Islanda: nel 868 d.C. un esploratore norvegese, approdato in un fiordo completamente ostruito dai ghiacci, lo descrisse come “Ísland”, la “terra del ghiaccio”. I Westfjords sono il risultato di milioni di anni di storia: le profonde insenature furono scavate dai ghiacciai durante le ere glaciali e successivamente invase dalle acque marine. Il risultato è un labirinto che si insinua tra montagne scoscese, pareti rocciose e coste frastagliate, dando vita a uno dei paesaggi più scenografici d’Europa. Lontani dai grandi flussi turistici, i Westfjords rappresentano un rifugio ideale per chi cerca autenticità, silenzio e un contatto profondo con l’ambiente naturale. I piccoli villaggi di pescatori appaiono come minuscoli avamposti umani affacciati su fiordi immensi, mentre antiche chiese di campagna, prati verdi e baie deserte contribuiscono a creare un’atmosfera sospesa nel tempo.

Tra le attrazioni più interessanti spicca innanzitutto Dynjandi, una delle cascate più scenografiche d’Islanda. Alta circa cento metri, si distingue per la caratteristica forma a ventaglio: l’acqua si allarga progressivamente lungo la parete rocciosa creando un enorme velo bianco. Un’altra tappa imperdibile sono le scogliere di Latrabjarg, l’estremo confine occidentale d’Europa. Spazzate incessantemente dal vento e dalle onde, si estendono per circa 14 km e raggiungono un’altezza massima di 440 metri, offrendo rifugio a migliaia di uccelli marini che durante i mesi estivi scelgono queste falesie per nidificare. Si giunge infine a Ísafjörður, il principale centro cittadino della regione, punteggiato da colorate case in lamiera e da un caratteristico porto peschereccio. Adagiato all’interno di una baia, Ísafjörður conserva il fascino autentico dei villaggi del Nord: un prezioso rifugio di silenzio e solitudine da cui farsi dolcemente cullare respirando la brezza fresca dell’Atlantico.
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