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Elena Radonicich: Sotto altri occhi

Un film (in arrivo su Rai1) che le ha insegnato moltissimo. Tanti progetti che bollono in pentola. La voglia di ballare e, soprattutto, di costruire rapporti autentici. L’attrice piemontese si racconta a ruota libera. Con saggezza e gioia di vivere

Elena Radonicich
CREDITS: Andrea Miconi

Set, palcoscenico e di nuovo set. Un ritmo intenso e vorticoso in cui si vestono continuamente i panni di altri. E la vita “vera”? Per chi abbraccia il mestiere dell’attore una realtà contagia l’altra. Come succede all’attrice Elena Radonicich, un mix di ironia e profondità. Per lei i momenti di pausa «non lo sono mai fino in fondo, servono a riassestarsi, si studia, si sta con gli altri». Inizia così il nostro viaggio con l’artista, dalla tranquillità di casa alla metro “più popolata del pianeta”, quella della Città Eterna. Anche se siamo a distanza, la sintonia è tale che sembra di esserci svegliate insieme con l’aroma di caffè.

Elena Radonicich torna su Rai 1 con Cercasi tata disperatamente

Il primo pensiero va alla pellicola Cercasi tata disperatamente di Laura Chiossone (su Rai1 il 24 maggio), di cui è protagonista. La trama? Lorenzo (Giorgio Pasotti), un bel vedovo 45enne, ha bisogno di una tata per domare i suoi due difficili figli, Chiara (Giulietta Rebeggiani) e Luigi (Leo Besozzi). Ed ecco Marta (Radonicich) entrare in azione trasformandosi in Frau Klara, una tata tedesca severa e altamente qualificata.

Con la regista Laura Chiossone vi siete ritrovate dopo Genitori quasi perfetti (2019). Com’è andata?

«Nel frattempo entrambe siamo cambiate e per questo film abbiamo creato un nucleo molto forte di comprensione reciproca, facendo rete con gli altri attori e la troupe. La regista mi ha permesso di sentirmi creativa, libera e di esplorare cose nuove all’interno di uno schema che andava rispettato. L’opera rientra nel ciclo Purché finisca bene (il che tranquillizza lo spettatore sul finale). È stimolante fare una commedia per famiglie che abbia un tratto preciso. Anche da spettatrice adoro essere sorpresa. Tutto quello che, invece, è dato come assunto è rassicurante sotto ogni aspetto, ma mi annoia».

Trasmetti una consapevolezza diversa.

«Laura mi ha messo in mano l’oggetto magico per eccellenza: il potere di fare le cose. A dirla tutta, soprattutto chi ricopre i ruoli principali deve portare il film sulle proprie spalle, però io questa responsabilità (certo condivisa con chi lavora con me) ho sempre avuto timore di assumerla. Ecco, Laura mi ha spinta, in maniera molto dolce ma anche determinata, a prendermi tutto lo spazio necessario per esplorare questo personaggio. Mi ha fatto capire che avevo il diritto di prendermelo e che avrebbe fatto bene al progetto, oltre che a me stessa».

Ascoltandoti torna in mente la gioia sul volto della protagonista Marta. È come se non fosse solo frutto della tua interpretazione, ma anche del percorso che hai fatto.

«Raramente mi sono sentita così libera come in questo contesto e ho davvero giocato in una direzione in cui non mi ero mai spinta. Anche perché una commedia così non l’avevo mai fatta».

Perché ti hanno sempre indirizzata verso serie di genere (come La porta rossa o Brennero)?

«Sì, ma è anche dipeso da me. Finora ho faticato a immaginarmi in un ruolo nella gran parte delle commedie, forse perché non mi eccitano da spettatrice. In Cercasi tata disperatamente le parti che ho amato di più sono quelle in cui faccio la tata con i ragazzini perché è in quelle situazioni che ho avuto modo di “esplorare” maggiormente».

Si sente un godimento nel farlo.

«A parte in teatro, non avevo mai giocato così tanto come in questo film. Aggiungerei anche: finalmente è successo. È stato rivoluzionario per me perché è come se mi fossi liberata di alcuni pesi che non sapevo neanche di portare. Me ne sono accorta dopo un anno».

Ci spieghi meglio?

«Dopo la fine delle riprese di Estranei, serie Rai che spero esca presto, aspettavo un progetto entusiasmante. Ho detto alcuni no, il che fa sempre un po’ tremare i polsi perché poi temi di non essere più chiamata. In più come settore, visti i tagli, non navighiamo in acque meravigliose. Quando è capitato questo film l’ho accolto con uno spirito tale che mi chiedo sinceramente se in un altro periodo avrei avuto la capacità di acchiapparlo e di capire quanto mi avrebbe fatto bene».

Franco Battiato. Il lungo viaggio, con Dario Aita, l’hai girato dopo?

«Sì, un’esperienza in stato di grazia. Poi la ciliegina sulla torta è stata la chiamata di Luca Marinelli (ideatore, co-regista con Danilo Capezzani e attore) per sostituire in alcune repliche Alissa Jung in La cosmicomica vita di Q, adattamento per il teatro di alcuni racconti di Italo Calvino. Un vero dono. Spero mi capiti ancora d’incontrare persone come loro (in scena anche Valentina Bellè, Federico Brugnone e altri artisti, ndr), capaci di reali connessioni. Luca è stato bravissimo nel creare questo gruppo. Io (e credo tanti con me) sono sempre alla disperata ricerca di quel posto in cui ti senti “vista” dagli altri senza preconcetti né aspettative. Solo così si può veramente entrare in contatto con la parte più profonda di se stessi e cogliere quella degli altri».

Elena Radonicich si racconta a ruota libera

Torniamo a questo nuovo inizio grazie al ruolo di Marta. Lei è creativa, ironica e un po’ caotica. E tu?

«Un po’ meno nervosa di lei, ma inutile nascondersi dietro un dito: sì, sono caotica. Alterno momenti di grande saggezza ad altri di adolescenza spinta».

In che senso?

«Cerco di scoprire chi sono ogni giorno. In questo caos cerco di fare spazio a tutte le zone ancora inesplorate di me».

Anche tu sei ironica?

L’ironia è la lente attraverso cui guardare tutto. L’importante è non scivolare mai nel cinismo del cuore.

Non mi appartiene l’idea della vita per cui uno sa già tutto a priori. Le persone che tendono a far credere a se stesse e agli altri di sapere come sono loro e com’è il mondo m’interessano poco, mi sembrano buchi neri. Sono più attratta da chi non sa e ha voglia di scoprire. Ecco, io nella vita mi muovo con curiosità, come un rabdomante alla ricerca delle cose che non conosco».

Marta vive di lavori precari, ti è capitato?

«Mentre frequentavo il Centro Sperimentale a Roma mi sono barcamenata, ho fatto dalla cameriera alla promoter. Poi per fortuna, dopo il diploma ho avuto una certa continuità lavorativa, ma la precarietà è il tratto distintivo di questo mestiere. A qualunque livello si arrivi. C’è chi impazzirebbe pensando di non poter fare un piano di sei mesi. Per me è routine, ho imparato a gestirmi».

Gli spettatori lo vedranno nel film: cosa ne pensi delle bugie raccontate per necessità?

«Avvaloro le “bugie bianche” per evitare conflitti e dispiaceri. Credo che i rapporti debbano essere onesti».

Chiossone nelle note di regia dice: «Crescere non significa smettere di sognare ma scegliere chi si vuole essere davvero».

«Giusto, aggiungerei solo che è una scelta che continua per tutta la vita, perché si cambia continuamente».

La genitorialità, tra fiction e realtà

Tu sei madre. Nel film tivù vediamo un padre che pensa ci voglia un’educazione rigida per mettere a posto i propri figli. Tu come la vedi?

«Sposo un modello educativo totalmente diverso, basato su dialogo, empatia, gioia. Sono una persona giocosa e con mia figlia lo sono stata molto… Lo sono anche adesso, che lei ha 10 anni e magari in alcuni momenti s’imbarazza. Ecco, vista l’evoluzione avvenuta attraverso questo film vorrei portarmi dietro l’attitudine al gioco anche in altri ruoli che verranno».

È bellissima la scena del ballo, ha qualcosa di spontaneo e liberatorio.

«L’abbiamo preparata come coreografia, ma doveva risultare naturale. Adoro ballare, cantare, fare le voci e preparare gli scherzi. Fosse per me aggiungerei sempre un “momento ballo”, ma qui era proprio giusto, trattandosi di una commedia».

Piacevole scoprire questi aspetti di te. Nel film si parla di vero amore, posso chiederti in quale fase sei?

«Secondo me ci si può rilassare e dirsi con franchezza che non può essere verso un unico essere umano con il quale dividere la propria vita. Il vero amore è un insieme di cose. Penso che nessuno sia in grado di soddisfare pienamente i bisogni di un altro. Ovviamente esiste l’amore vero, profondo, entusiasmante, però, rimanendo nel campo delle relazioni romantiche, credo che, se ci si aspetta questa completezza, si resti poi reciprocamente delusi. Non puoi chiedere a un’altra persona di essere tutto per te. Ecco, mi auguro che il mondo piano piano si evolva verso un’idea più ampia e meno univoca di amore».

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