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La pecora nera

Dallo scandalo del principe Andrea alle vite spericolate dei ribelli di sangue blu, tra eccessi, provocazioni continue e scelte fuori copione: sono loro a far vacillare il sistema ma, paradossalmente, a rafforzarne i confini

CREDITS: IpaMarius Borg Hoiby

Fuori dal coro, insofferente alle regole, ribelle, stravagante, esibizionista e, raramente, rivalutata dai posteri. Ecco a voi la pecora nera, quella che nel gregge si distingue per la lana meno pregiata, ma che, tra noi umani, mette in imbarazzo colleghi, consanguinei, genitori e (a volte) l’intero regno. Di cosiddette pecore nere la cronaca è piena, specialmente tra i rampollidi sangue blu. Sarà per i limitidel protocollo o per la noiadi una vita sfavillante?

L’ombra del caprone

Sta di fatto che un esempio eclatante l’ha offerto di recente agli inglesi lo scandaloso Andrew Mountbatten-Windsor, ex principe, figlio prediletto dell’irreprensibile regina Elisabetta II, ottavo nella linea di successione al trono, ex belloccio e scapestrato fin da adolescente, che ha trascorso il suo sessantaseiesimo compleanno (il 19 febbraio scorso) in stato di fermo di polizia. È accusato di aver condiviso con il finanziere pedofilo americano Epstein, morto in carcere nel 2019, oltre a un harem di ragazzine anche informazioni riservate, quando era inviato speciale del governo: ruolo in cui lo aveva fortemente voluto sua madre, la sovrana. L’inchiesta su Andrea è in atto da mesi e il re, suo fratello Carlo III, cancellati i titoli reali, sta spingendo il parlamento a varare una legge che lo escluda dalla successione dinastica. Altro che pecora nera: Andrea è il caprone nero, quella figura che nel Medioevo incarnava il diavolo in persona. «Si credeva che fosse padrone e segno distintivo delle streghe», spiega l’antropologo Marino Niola, autore e docente all’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli, «Il nero ha da sempre simboleggiato l’oscurità, il Male. Ancora oggi si definisce pecora nera colui che va contro la comunità, contro il quadro di valori della società».

Quando il palazzo trema

Lo ha già constatato Marius Borg Høiby, 29 anni, figlio della principessa ereditaria Mette-Marit di Norvegia e nipote di re Harald V, che a dispetto del viso angelico deve rispondere ai giudici di Oslo di ben trentadue capi di accusa: dallo stupro all’aggressione a mano armata, dal traffico di stupefacenti all’infrazione stradale. Ben altra “macchia” quella portata dall’elegantissimo Edoardo VIII di Gran Bretagna (zio della regina Elisabetta II) che nel 1936 abdicò per sposare Wallis Simpson, due volte divorziata, americana, spregiudicata e invisa ai benpensanti londinesi. Re Edoardo VIII pare ne fosse pazzamente innamorato e, ad appena dieci mesi dall’insediamento, lasciò il trono per dedicarsi alla sua sposa. Fu il primo grande scandalo privato per la Corona e la storia nutrì le cronache mondane del tempo assai più di quanto non abbia fatto il suo pronipote, il principe Harry, duca del Sussex. Il secondogenito di Lady D. e re Carlo III non solo ha avuto l’ardire di sposare l’attrice americana Meghan Markle, ma ha accusato la famiglia reale di molte nefandezze tra cui razzismo, anaffettività e crudeltà. E per meglio chiarire ha affidato aneddoti e dettagli sulla vita dei Windsor al libro autobiografico Spare, 400 pagine che hanno sollevato un vespaio internazionale. Ora Harry vive in California con Meghan e i due figli e ha smesso di “sparlare” per occuparsi di altri business. È ciò che ha fatto anche Stéphanie Marie Elisabeth Grimaldi, principessa di Monaco, ora sessantunenne, che in gioventù – dopo la tragica morte della madre Grace nel 1982 – ha collezionato trasgressioni e burrascosi amori con guardie del corpo (Daniel Ducruet), addestratori di elefanti e acrobati (Adans Lopez Peres) prima di optare per relazioni meno appetibili per i rotocalchi. Ma l’esibizione e la trasgressione non riguardano solo l’Europa. Eccezionale nell’ostentare eccessi sessuali, tatuaggi e look da alcova è anche Maha Vajiralongkorn, Rama X di Tailandia, 74 anni, uno dei monarchi più ricchi del mondo con un patrimonio di oltre 45 miliardi di dollari, che continua a fare scandalo nonostante la ricchezza. Il denaro, come osservano gli esperti, non modera il comportamento scellerato, anzi, a volte sembra amplificarlo. In fondo, però, anche l’esibizionismo fa parte del gioco della pecora nera che include la rottura delle norme per dissacrare e apparire. Lo conferma la psicologa sociale Chiara Volpato, docente all’Università degli Studi Milano Bicocca: «Nei comportamenti violatori c’è un tratto narcisistico, la malattia del nostro tempo: siamo competitivi, concentrati su noi stessi e la società esalta i narcisisti. Eppure la pecora nera ha una funzione sociale: con la violazione delle regole condivise ne ribadisce il valore e rafforza l’identità del gruppo».

Fuori dal recinto

Nonostante tutto, la singolarità della cosiddetta pecora nera può manifestarsi anche in senso positivo, “al rovescio”, almeno nelle favole. Lo suggerisce la più breve e fantasiosa, scritta dal grande Italo Calvino nel 1944 e intitolata proprio La pecora nera. Siamo in un paese di ladri dove la presenza di un uomo onesto provoca il crollo di una società felice «dove tutti vivevano in concordia e senza danno». Un paradosso in cui i malviventi diventano i padroni delle leggi, le pecore candide, e l’onesto finisce fuori dal recinto, a ricordare che il valore di chi trasgredisce può assumere forme inaspettate.

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