Puntata 1
Molto felice per te
Prologo
Le fiamme avvolgono immediatamente la pignatta a forma di vulva. La cartapesta crepita nel fumo color magenta, le caramelle nella gabbia di filo metallico scoppiettano come popcorn. Quando si schianta sulle assi di legno provo un immediato senso di calma. Finalmente in pace, contemplo lo spettacolo e penso: Wow. Fumo rosa.
Presto le fiamme reclameranno la pila di carta da regalo con le paperelle, divoreranno la lana delle copertine fatte a mano e trasformeranno la parete di peonie in un’essenza dolciastra e intossicante.
Capisco subito che tutto è perduto.
Del resto, metaforicamente parlando, la mia vita è già andata in fumo, quindi ha senso che ora l’abbia data alle fiamme anche in senso letterale. Tutto ciò che desideravo era bruciarla, non lasciare altro che terra annerita, fertile di nutrienti, pronta a far crescere qualcosa di nuovo. Ma non pensavo che l’avrei mai fatto davvero…
Osservo il pennacchio di fumo risalire danzando dal cilindro, eclissare il panorama e muoversi a spirale nell’afa, contro il cielo di un azzurro perfetto. Il fuoco tutto intorno divampa immediatamente, e il fumo raddoppia, triplica, man mano che le fiamme aggrediscono il legno.
Il calore mi schiaffeggia il viso, svegliandomi. Mi ritrovo a gridare per quello che ho appena fatto. Poi corro verso il calore.
Il calore mi schiaffeggia il viso, svegliandomi.
Mi ritrovo a gridare per quello che ho appena fatto.
Poi corro verso il calore.
Baby shower sfocia in incendio devastante
Un incendio causato da un fumogeno colorato usato per un gender reveal ha devastato 35 acri di terreno nella contea del Surrey, distruggendo flora e fauna locale e provocando danni per milioni di sterline.
Il “dispositivo pirotecnico generatore di fumo” è stato acceso nel corso dei festeggiamenti per un baby shower nell’estate più calda mai registrata, e ha rapidamente scatenato l’inferno. Le fiamme hanno devastato la casa che ospitava la festa e si sono propagate nella campagna inaridita, riducendo in cenere altre due proprietà. I vigili del fuoco hanno lottato contro le fiamme per sette ore prima di riuscire a domarle. La polizia ha portato in commissariato le testimoni chiave per interrogarle e determinare chi sia responsabile dell’accensione del fumogeno. [clicca per leggere di più]
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GodAsMyWitness1974: Il “dispositivo pirotecnico generatore di fumo” rivela che i genitori sono idioti, narcisisti e teste di cazzo
BoomerAndProud3543024: Genitori millennial: «I miei figli indossano solo bambù organico o abiti di seconda mano, perché sapete, c’è il cambiamento climatico». Sempre i genitori millennial: «BRUCIAMO IL MONDO PER CREARE CONTENUTI»
ArthurJJdd: Ed ecco il motivo per cui certa gente non dovrebbe riprodursi. Dovremmo castrare chiunque abbia mai postato la foto di un avocado toast
FinnJK32d5rd: Non c’entra niente, lo so, ma il gender reveal non dovrebbe essere una cosa diversa dal baby shower? Perché hanno messo insieme le due feste?
GodAsMyWitness1974: LOL. Infatti, con due feste avrebbero potuto RADDOPPIARE i contenuti per i social. Principianti.
AVoiceOfReason: Tutti a fare battute, ma posso ricordarvi che ci sono famiglie che hanno perso la casa e tutto quello che c’era dentro? Per non parlare della fauna.
DontKnwAbtUImFeeling22: CHE NOIA!
IHateWomenAndSoDoYou: LE DONNE NON DOVREBBERO POTER FARE FIGLI
TheRightSideOfHistory: E allora come proponi di affrontare il calo demografico?
FemSocForLife: Scommetto che sei anche antiabortista.
IHateWomenAndSoDoYou: STATE ZITTE E MORITE TROIE FEMMINISTE
Il giorno dell’incendio — Trascrizione dell’interrogatorio: Nicole Davies
Simmons: Può descriverci i suoi movimenti del 14 luglio, per favore?
Nicole: [si agita sulla sedia] Prima di iniziare, posso andare in bagno?
Simmons: Ci è appena stata.
Nicole: Lo so, ma sono anche all’ottavo mese di gravidanza. È vero quello che dicono? Che posso farla nel suo casco se proprio non riesco più a trattenerla?
Simmons: Non c’è alcun bisogno di urinare nel mio casco. Le chiamiamo qualcuno per accompagnarla in bagno.
Nicki
Non riesco a credere che oggi è il mio baby shower. Il mio baby shower. È surreale, ma sta per succedere. Finalmente.
Sarò una madre. Avrò un bambino, o una bambina.
Onestamente, ho la sensazione di aver vissuto il tema dei figli con ossessione latente per tutto l’ultimo decennio della mia vita. Avrò un figlio? Potrò avere un figlio? Quando dovrei provare ad avere un figlio?
Una delle cose migliori dell’essere incinta è avere finalmente una risposta — sì — e potersi liberare da una montagna di paranoie. Scrollarsi di dosso tutta quell’ansia è di gran lunga più rilassante di questo bagno tiepido che ho deciso di fare all’alba, ma se non mi do una rinfrescata il bambino finirà per bollire nella mia pancia.
Ho passato la notte a casa dei miei genitori. È da ieri che mi pregustavo la pace della campagna e la gioia di avere un letto matrimoniale tutto per me, ma il coro mattutino degli uccelli si è rivelato più fastidioso dei nostri vicini appassionati di dub-step.
Sono sveglia da un’ora, dalle quattro del mattino, e il sole è già cocente. Sbadiglio e cerco di sprofondare di più nell’acqua.
Sono sveglia da un’ora, dalle quattro del mattino, e il sole è già cocente. Sbadiglio e cerco di sprofondare di più nell’acqua, in un futile tentativo di trovare refrigerio. I miei arti gonfi sfregano contro la vasca, producendo un buffo stridio che si mescola al canto degli uccelli. Il pancione emerge come la punta di un iceberg dal sottile strato di sapone senza profumo, ci verso sopra dell’acqua e trovo sollievo per tre interi minuti.
Un ottimo risultato, all’ottavo mese di gravidanza. Chiudo gli occhi, mi accarezzo la pancia e provo le tecniche di respirazione che ho imparato al corso di hypnobirthing. Sento il bambino muoversi sotto la pelle tesa.
Ho visto un video su TikTok che spiegava che le impronte digitali si formano nell’utero, dai movimenti del liquido amniotico.
Ho visto un video su TikTok che spiegava che le impronte digitali si formano nell’utero, dai movimenti del liquido amniotico materno intorno alle mani del feto. E così la storia di ogni gravidanza è incisa sulla pelle del nascituro, una convivenza di nove mesi fra madre e figlio che si trasforma in un’opera d’arte sui palmi delle mani del tuo bambino. Mi sono commossa. Sono quasi sicura che non sia un fatto scientifico, ma mi serve un pizzico di pensiero magico per sopravvivere al terzo trimestre nel pieno di un’infernale ondata di calore.
Charlotte e il baby shower «perfetto»
E oggi devo sopravvivere anche al mio baby shower, sempre in questa infernale ondata di calore, e per di più in casa dei miei, che è fatta interamente di vetro. Un baby shower che non desideravo particolarmente, e che non ho mai chiesto, ma mi è stato comunque imposto da Charlotte.
«Sarà una giornata perfetta» mi ripete da giorni, al telefono e per messaggio. Mi manderebbe anche un piccione viaggiatore, se ne trovasse uno. «Perfetta».
«Sì, ma non voglio regali, ok?» ho provato a supplicarla. «Puoi dirlo a tutte? Non è un baby shower, è un’occasione per stare insieme».
«Dovresti stilare lo stesso una lista nascita. Puoi dire quello che vuoi, la gente ti farà comunque dei regali».
«Niente lista nascita, Charlotte».
«Ne ho aperta una da John Lewis con qualche articolo standard».
«Charlotte!».
«Sarà tutto perfetto. Perfetto».
«Davvero, non c’è bisogno. So che non è un periodo facile per te…».
«PERFETTO».
Non so quali siano le caratteristiche di un baby shower perfetto. La brevità? Di sicuro era quello che pensavo prima di restare incinta. Detestavo i baby shower che duravano più di due ore, ma ora che è il mio turno ho paura che la gente mi dia buca o vada via prima della fine.
Scommetto che Steffi resisterà per dieci minuti al massimo.
Non aiuta che Charlotte abbia deciso che la nuova casa dei miei sia la location perfetta, anche se è nel bel mezzo del nulla.
Non aiuta che Charlotte abbia deciso che la nuova casa dei miei sia la location perfetta, anche se è nel bel mezzo del nulla. Per qualche ragione mia madre e mio padre hanno deciso di ritirarsi in una specie di fienile riconvertito in villa di lusso, a chilometri di distanza dalla stazione più vicina. Peccato che oggi il panorama sulla campagna sia meno idilliaco del solito, visto che il caldo torrido ha trasformato i campi circostanti in un deserto post-apocalittico. Temo che nessuno avrà voglia di accollarsi il viaggio. In compenso Charlotte ha promesso di essere qui all’alba per allestire tutto.
«Alle otto non è troppo presto, vero?» mi ha chiesto.
«La festa inizia alle 11. Cosa devi allestire, Charlotte? Una fattoria didattica? Non hai esagerato, vero?»
«Mammina» e altre espressioni bandite
Non voglio che le mie invitate pensino che io stia per diventare una di quelle madri. Quelle che si chiamano mammina da sole.
Charlotte vive la sua vita sopra le righe, ma non voglio che le mie invitate pensino che io stia per diventare una di quelle madri. Avete presente. Quelle che si chiamano mammina da sole. Ho detto a Matt che le seguenti espressioni saranno bandite dalla nostra esperienza come genitori: mammina, tutto l’amore che ho, piccolo angelo; così come sarà vietato pubblicare post su Instagram rivolti al bambino, anche se non parla e legalmente non può aprire un account social prima dei 12 anni.
«Non preoccuparti, mammina» mi ha detto. «È tutto sotto controllo. Rilassati». Sento il cellulare vibrare sul tappetino.
Eppure Charlotte, che Dio la benedica, sembra determinata a trasformare questo baby shower nel mio peggiore incubo. «Non preoccuparti, mammina» mi ha detto. «È tutto sotto controllo. Rilassati».
Sento il cellulare vibrare sul tappetino dove l’ho abbandonato, ma lo ignoro. A quest’ora può essere solo Charlotte. E io sono stanca morta dopo una nottata passata a sudare in questo merdaio di design. Quando mi sono svegliata stamattina c’erano già 25 gradi. E poi io sono enorme, tutto mi sta scomodo, ho sempre sete e fa troppo caldo da troppo tempo. Riesco a dormire dalle due alle quattro ore per volta, poi mi sveglio per scolarmi litri di latte freddo, passare i polsi sotto l’acqua gelata e, ovviamente, fare pipì. È sulla mia lista di espressioni bandite, ma non vedo l’ora di conoscere il mio bambino, perché significa che avrò smesso di essere una balena gravida.
Fortunatissima
Il mio bambino. Ancora non ci credo. Ce l’ho fatta. Io e Matt ce l’abbiamo fatta. Il bambino in questione si sveglia e il mio stomaco si contorce.
Seguo i suoi movimenti con la mano.
«Buongiorno» cinguetto, «siamo già svegli? Sì, lo so, si muore di caldo».
Gocce di sudore si raccolgono sul pancione e scivolano nell’acqua della vasca. Il retro di questo fienile riconvertito è interamente di vetro, e oggi si prospetta un bagno di sudore collettivo. Ma allontano la preoccupazione e torno a cercare una connessione con il bambino. Il mio bambino. Il giorno del mio baby shower. Sta succedendo davvero. In un modo o nell’altro, Matt e io abbiamo superato le difficoltà e ce l’abbiamo fatta, ci siamo presi un impegno da cui non si torna indietro. Abbiamo creato una vita. Abbiamo intrecciato i nostri geni, il nostro sangue e le nostre malattie ereditarie e le abbiamo frullate insieme per dare forma a un essere umano che vive e respira, e che conosceremo fra un mese. È assurdo. È meraviglioso. Grazie a Dio abbiamo superato i tempi bui. Grazie a Dio siamo riusciti ad avere un bambino, visto quello che sta passando Charlotte.
Sono fortunata. Fortunatissima. Canto dolcemente alla pancia e per un attimo non provo altro che gioia pura.
Sono fortunata. Fortunatissima.
Canto dolcemente alla pancia e per un attimo non provo altro che gioia pura — oltre, ovviamente, all’onnipresente dolore pelvico — finché il calore del mio corpo non riscalda l’acqua e rende la permanenza nella vasca insopportabile. Esco a fatica dalla vasca, imprecando nel tentativo di far funzionare quest’enorme costume da alieno che è diventato il mio corpo. Mi avvolgo in un asciugamano e torno in punta di piedi nella stanza degli ospiti, passando davanti alla porta della camera da letto dei miei genitori, da dove proviene il russare smorzato di mio padre. Lascio asciugare la pelle all’aria, canticchiando. Il piccolo è tornato a dormire e la mia pancia è ferma. Forse riuscirò ancora a schiacciare un pisolino prima che mia madre si svegli e si attivi.
Poi mi ricordo di aver sentito vibrare il telefono poco fa. Mi sollevo dal letto e torno in bagno camminando a papera per recuperarlo. Sono sicura che sia Charlotte. Eppure, mentre faccio uno squat per prendere il cellulare da terra, avverto uno strano brivido che si irradia nel braccio e mi spinge a fermarmi un attimo prima di sbloccarlo. Leggo il messaggio e il cellulare precipita di nuovo sul pavimento, dove lo schermo si infrange sulle piastrelle a motivo geometrico.
Trascrizione dell’interrogatorio: Lauren Powell
Simmons: Può raccontarci il suo 14 luglio, per favore?
Lauren: Che giorno era?
Simmons: Il giorno dell’incendio.
Lauren: Ah, sì, certo. Scusate. I giorni sembrano tutti uguali quando hai un bambino.
Simmons: Faccia con comodo, Lauren.
Lauren: Senta, sa dirmi quanto ci vorrà? Perché al momento mio figlio segue una finestra di veglia di due ore e 45 minuti, e mi avete fatta entrare in ritardo, quindi ora dovrà andare a dormire fra un’ora e 37 minuti, e gli serve la mia tetta per addormentarsi…
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