ABBONAMENTI

Sotto il cielo stellato stellato

Una piccola libreria a Milano. Un giallo, un romanzo russo e una graphic novel. Ma soprattutto un ragazzo e una ragazza che s’innamorano alla follia. Come va a finire? Tre indizi: una vacanza in Puglia, una Panda scassata e la playlist di Rino Gaetano

amore romantico: due ragazzi leggono insieme un libro
CREDITS: Pexels

Il profumo della carta mescolato a quello del caffè appena preparato permea ogni spazio della libreria in cui lavoro part-time. Un aroma delizioso che non smetterei mai di “annusare” mentre sfoglio e riordino romanzi, manuali, saggi…

«Ma davvero hai voglia di rinchiuderti in quel minuscolo negozietto pieno di polvere?» mi chiedono sempre le mie amiche.

Che domande! Per me questo non è un lavoro da svolgere tra una lezione all’università e l’altra per raggranellare un po’ di soldi. No, questo è il mio rifugio, la mia oasi di pace e serenità.Mi chiamo Rebecca e studio Lettere.

Ho 20 anni, due pile di libri ancora da leggere sul comodino di casa e la ferma convinzione che l’amore vero esista solo tra le pagine dei romanzi russi (che adoro).

Poi un giorno cambia tutto.

È un martedì di pioggia, uno di quelli in cui Milano sembra dipinta con gli acquerelli grigi.

Mentre spolvero una mensola del negozio sento suonare il campanello della porta.

Alzo lo sguardo. Il ragazzo che entra non somiglia a un eroe di Dostoevskij (peccato). Anzi, è un tipo piuttosto sportivo: giacca a vento oversize, cappellino indossato al contrario. Ma anche due giganteschi occhi scuri e un sorriso che illumina tutta la libreria.

«Buongiorno!» mi saluta sollevando una mano. Quando si accorge che la sua giacca fradicia sta gocciolando sul pavimento appena pulito, sorride imbarazzato: «Scusa il disastro». Fa una pausa, poi dice: «Cerco un romanzo per mia nonna: è il suo compleanno e adora il gialli. Non troppo cruenti, però». La sua voce è calda, sensuale, un po’ roca.

«Nessun problema per l’acqua» rispondo in fretta. «Per quanto riguarda tua nonna, vediamo…». Ci penso un attimo. «Direi che Agatha Christie è perfetta: per caso hai letto C’è un cadavere in biblioteca?».

«Sì, e lo conosce anche mia nonna, grande fan della Christie. Altre idee per lei?».

Ci mettiamo alla ricerca di un libro adatto e intanto chiacchieriamo.

«Mi chiamo Andrea» si presenta lui. Poi mi racconta che studia Architettura. «E no, non amo particolarmente i thriller. Sono più da fumetti e da fantasy».  

«Quindi niente classici per te, immagino…» commento, pensando ai volumi di Tolstoj e Leskov che mi aspettano a casa.

«Sai, quei tomoni da 30 milioni di pagine mi spaventano un po’…» ride.

Mentre fuori la pioggia lascia spazio a un timido sole, Andrea sfoglia il romanzo di P.D. James che gli consiglio per sua nonna: «Mi sembra perfetto, grazie! Quanto ti devo?». Sono una ragazza timida ma, di fronte a quel tipo così carino e simpatico, mi faccio coraggio e gli scrivo il mio numero dietro lo scontrino: «Se per caso cambi idea e ti va di provare Bulgakov o Pasternak, chiama e ti posso consigliare qualcosa» dico veloce, arrossendo tipo Heidi.

«Con vero piacere». Andrea sorride senza aggiungere altro. Poi esce svelto dalla libreria con il suo pacchetto sotto braccio.

La settimana dopo, sempre di martedì, torna in libreria. Non per un altro libro per sua nonna, non per comprare Anna Karenina o Guerra e pace. Ma per me.

«A che ora stacchi? Dopo possiamo fare una passeggiata insieme, se vuoi».

Comincia così, tra noi. Appena finisco in libreria passa a prendermi e camminiamo per le strade di Milano parlando di arte, di eroi dei fumetti e di libri dai titoli impronunciabili.

Prima di salutarci, io gli presto la mia copia di Delitto e castigo, lui mi lascia la sua graphic novel preferita. I mesi successivi sono un frenetico minuetto di appuntamenti e chiacchierate interminabili.

«La mia più grande passione: mangiare cibo spazzatura la notte. C’è qualcosa di meglio che un hamburger al chiaro di luna?» mi dice lui una sera mentre usciamo dal cinema.

«Solo la notte?» rido. «Io mangerei patatine fritte anche a colazione…».

«Quale musica ascolti?».«Achille Lauro».

«Pure io!».

L’amore è anche questo: raccontarsi una cosa a caso, una cosa apparentemente piccola e insignificante e scoprire di essere d’accordo pure su quella. Che magia!

Una sera, dopo un concerto jazz in un locale pieno di fumo e di fascino ci ritroviamo a camminare lungo i Navigli.

L’aria fresca e le luci della città creano un’atmosfera da favola.

A un certo punto Andrea si ferma, mi guarda negli occhi e fa quello che aspetto faccia praticamente dalla prima volta che l’ho visto: mi bacia.

Poi sussurra: «Quel giorno di pioggia non avrei mai pensato che entrare in libreria avrebbe cambiato la mia vita. Ma sono felice di averlo fatto. Sono felice di averti trovata».

In quel momento, emozionata e felice, imparo la più importante lezione di vita: no, l’amore vero non si trova solo nei romanzi russi. Per fortuna.

Qualche settimana dopo, l’estate sta per arrivare, il cielo terso e l’aria tiepida fanno pensare alle vacanze.

Scappiamo

mi propone una sera Andrea. Stiamo mangiando un gelato che si scioglie troppo in fretta sui gradini dell’università. «Quest’anno non voglio andare al mare con i miei, ma vedere il mondo, o almeno quella parte di mondo che posso permettermi, con te».

Così facciamo.

Appena finiti esami e lezioni carichiamo la vecchia Panda di Andrea, un rottame color verde bottiglia che chiamiamo “carro armato”, con due zaini arancioni e una tenda presa in prestito.

Destinazione: sud Italia, senza una meta precisa. Rimini, Ancona, il Conero…

Percorriamo il nostro Paese tra panorami da sogno e tramonti spettacolari.

Tutto fantastico, ma diciamolo: viaggiare a luglio in una scatola di metallo senza aria condizionata è il test definitivo per ogni relazione.

Eppure fila tutto liscio tra soste in autogrill deserti a mezzanotte, pacchetti di patatine gustati come se fossero creazioni di Carlo Cracco, la nostra playlist di Rino Gaetano a palla, baci, risate…

Arriviamo in Puglia una mattina che profuma di fiori e di pane appena sfornato e ci piazziamo in un campeggio spartano vicino a una scogliera a picco sul mare. Un mare blu e spettacolare, che sembra finto, un poster appeso a una parete.

La nostra routine vacanziera, tra un bicchiere di latte di mandorla e la visita a un trullo, è una romantica danza lenta: sveglia con il sole che scalda la tenda, colazione a base di fichi offerta da un contadino della zona che si affeziona a noi, ore e ore a prendere il sole e a tuffarci dalle rocce. Le spalle di Andrea che profumano di sale, i miei capelli sempre scompigliati.

E poi, il primo litigio.

Tutto inizia per una sciocchezza (come succede spesso): dimentico di chiudere bene la borsa frigo e le scorte di cibo vanno a male. Se vogliamo, una sciocchezza, ma il battibecco diventa un incendio.

«Sei così metodica, Rebecca, devi sempre pianificare

tutto e poi fai una sciocchezza del genere?» mi urla

contro Andrea.

«E allora non potevi pensarci tu, scusa? Ah no, certo che non potevi: tu sei un disastro vivente» gli rispondo, con

la rabbia che mi brucia in gola.

Rimaniamo in silenzio per ore, separati dal nervosismo e dalla delusione. Mi sento triste, svuotata.

Arrivo a chiedermi se non siamo forse troppo diversi per poter stare bene insieme. “Bulgakov e Zerocalcare potrebbero trovare un punto d’incontro?” dico tra me e me, le lacrime agli occhi e il cuore in fiamme.

Ma, come si dice, la notte porta consiglio, e il giorno dopo Andrea mi sveglia con un fiore: «Io e te siamo così» dice, indicandone la corolla colorata e “spettinata”. «Selvaggi. Non perfetti, ma bellissimi. Soprattutto insieme».

Lo bacio e la notte facciamo l’amore per la prima volta.

La mattina dopo dobbiamo tornare a Milano, la libreria e lo studio ci aspettano.

Saliamo sulla nostra Panda, sempre più malconcia, e partiamo. Altre risate, altre canzoni di Rino Gaetano. Soprattutto Sei ottavi, la sua preferita. E ogni volta che il cantautore dice: “Mentre la notte scendeva stellata stellata”, Andrea sorride, cambia un po’ le parole e canta: “Sotto il cielo stellato stellato io ti ho amata”.

Dopo arriva il disastro.

Il “carro armato” decide di abbandonarci a circa 200 chilometri da casa. Il motore si arrende in una piazzola di sosta vicino a Bologna: fine, la Panda è morta, kaputt. Invece di arrabbiarci, però, io e Andrea ci sediamo sul cofano dell’auto.

Aspettiamo il carro attrezzi guardando le altre macchine che sfrecciano accanto a noi. Nonostante il viaggio faticoso, i mille imprevisti, la stanchezza e il litigio, mi dico che ho vissuto la vacanza più bella della mia vita.

Andrea sembra leggermi nel pensiero: «Sono felice. Felice come non sono mai stato» sussurra.

Ci baciamo ancora. Stanchi, sudati. Ma con il cuore pieno d’amore.Mentre il carro attrezzi arriva e carica la Panda, immagino che da qualche parte il futuro Dostoevskij sta osservando me e Andrea e, incantato dalla nostra passione, prende carta e penna e inizia a scrivere un romanzo che parla di noi.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

NEXT