«Mamma, quest’estate sono andati tutti in vacanza, solo io e te siamo rimaste a casa…» tira fuori Beatrice, con le lacrime appese agli occhi.
Vacanze a casa con i figli: la delusione di non partire
«Tesoro mio, lo sai che la mamma ha dovuto lavorare, perché se non lavora non abbiamo i soldini per comprarci tutto quello che ci serve».
«Perché non hai le ferie come gli altri?».
«Le signore per cui lavoro hanno bisogno di me sempre. Le vacanze me le prenderò magari a ottobre o novembre».
Ma io sarò a scuola
considera, giustamente, mia figlia.
Solo che io a questa obiezione non so cosa rispondere.
Bea capisce che il mio silenzio è l’ammissione di una sconfitta. Pugni alle tempie e gomiti sul tavolo della cucina, lascia andare giù le lacrime che finora ha trattenuto.
Io mi sento uno schifo. La peggiore madre dell’universo intero.
Poi, non so come dirlo, ma qualcosa mi si muove dentro, nel centro del corpo, fra il petto e la pancia. E mi sale su una gran voglia di spazzare via le lacrime dal viso di mia figlia e metterci il più luminoso dei sorrisi.
La svolta di Vic
«Amore mio, ascoltami bene perché sto per dirti una cosa “super wow”: gli altri sono andati in vacanza? Io e te faremo assai meglio … Io e te adesso ce ne andremo in tour!».
Come in tour?
chiede la mia bambina, allargando gli occhi, che vanno via via diventando cielo brillante dopo la pioggia.
«Sì, noi due faremo una tournée! E il nostro palco sarà stabilmente montato qui, a casa: il nostro lettone diventerà la piattaforma magica su cui ci esibiremo ogni sera, e ogni sera sarà come essere in una piazza diversa».
«Ma sarà solo per finta, quindi» riflette la ottenne, visibilmente delusa, tanto che pure gli occhi, che le erano divenuti limpidi dopo il pianto, s’incupiscono di nuovo.
«Bea, niente è per finta, se ci credi veramente! Ti fidi di me?». La mia bimba fa sì con la testa. «E allora andiamo subito a comprare delle magliette bianche e dei colori per realizzare gli outfit per i nostri concerti!».
Mi chiamo Vittoria, detta Vic, ho 36 anni, sono la mamma di Beatrice. Mi chiamo Vittoria e questo nome, addosso a me che nella vita non ho mai vinto nulla, l’ho sempre sentito come una beffa. Mi sono sempre dovuta guadagnare tutto, dalle piccole cose a quelle grandi.
Mia figlia è nata dalla relazione con uno che, quando gli ho comunicato che ero incinta, per tutta risposta mi ha detto: «Se mi fai sapere con anticipo il giorno che vai all’ospedale ad abortire mi organizzo con i turni in fabbrica per accompagnarti».
Siamo solo io e mia figlia, al mondo, e un paio di amiche buone.
Essere una madre single tra lavoro e sacrifici
In verità, ci sono anche le signore da cui vado a fare le pulizie, che sono tanto care e mi fanno sentire tutto il loro affetto. Come farei senza di loro.
Qualcuna che mi trattava come una serva c’è stata ma, fortunatamente, la richiesta è tanta, quindi ho potuto permettermi di non andarci più.
La signora Ada, un’ottantenne a cui l’artrite ha attorcigliato le dita delle mani e dei piedi, quando vado da lei, il mercoledì, mi fa trovare pronta una squisitissima zuppa di fagioli. Dice che non devo far mangiare i fagioli in barattolo, quelli già lessati, alla mia bambina, perché i migliori sono quelli secchi, che vanno messi in ammollo la sera prima.
Poi c’è Liliana, la signora del venerdì, che mi dà tutti i vestiti che non vanno più a sua figlia Giada, e per me è una gran cosa: così riesco a vestire Bea senza andare a comprarle quasi nulla.
Ho un appartamento diverso da pulire ogni mattina, dal lunedì al sabato, e poi una villetta con giardino il martedì e il giovedì pomeriggio.
La villetta che curo di pomeriggio è la casa dei miei sogni. Le immense vetrate del salotto si affacciano su un giardino incantevole, con tanto di divani in vimini, un grande tavolo in ferro battuto e sfere di luce che spuntano fra i fiori. I proprietari non ci sono mai quando vado a pulire. Hanno tre negozi di articoli sportivi, sono molto impegnati, le chiavi me le lasciano in un posto che sappiamo solo io e loro. Mentre sono là, a smacchiare i pavimenti e far brillare le vetrate che tanto mi piacciono, sono completamente sola.
A tutta fantasia
La villetta dei miei sogni è tutta mia e, anche se è tutta mia solo per il tempo che impiego a pulirla, riesco a godermela come se fosse sul serio di mia proprietà. M’invento, per esempio, che la sto tirando a lucido per fare una cena con gli amici, oppure per dare una festa per il compleanno di mia figlia.
Mi sono sempre aiutata tanto con la fantasia e stavolta la metto in circolo per regalare una bella esperienza alla mia bambina, anche se non ho avuto la possibilità di portarla in vacanza, perché è diventato tutto così caro e inaccessibile, almeno per me.
E poi, le signore da cui vado a fare le pulizie non fanno ferie tutte nello stesso periodo, dunque, anche se avessi avuto i soldi per andare via, sarebbe stato difficile trovare una settimana in cui potermi allontanare dalla città senza problemi.
Però, tutte le domeniche della bella stagione io e Bea abbiamo riempito la borsa termica di bibite e panini e ce ne siamo andate a fare una gita, ogni volta in un luogo diverso, prediligendo i luoghi di mare.
Come trasformare il letto di casa nel palco di un tour musicale
E adesso ogni sera, dal nostro lettone improvvisiamo un concerto, cantando e ballando le nostre canzoni preferite, rimirandoci nel grande specchio posizionato sopra il comò.
Siamo diventate Vic&Bea, una coppia di scalmanate cantanti che spopolano fra gli adolescenti e nel Web.
È un appuntamento irrinunciabile: cantare a squarciagola e dimenarci come due pazze sul nostro personalissimo palco! Tutte le sere immaginiamo di avere davanti a noi una platea immensa di ragazzi che intonano i brani assieme a noi. Sulle magliette bianche, comprate quando è partita questa pazzia del tour, abbiamo disegnato il nostro logo: i nostri nomi, Vic e Bea, racchiusi dentro la sagoma di un fiorellino con quattro petali.
Con le lettere adesive e tanti brillantini abbiamo personalizzato le nostre T-shirt da esibizione. Ci abbiamo scritto sopra cose tipo: “Grazie. Vi amiamo. Potere alle ragazze!”.
A volte sono stanca e vorrei dire a Beatrice: «Facciamo domani, perché oggi mamma proprio non ce la fa a mettersi a saltellare sul letto, ha già “saltellato” parecchio al lavoro».
Concerti e lavoro
Poi, però, vedo mia figlia tutto il pomeriggio intenta a preparare la scaletta per il nostro concerto, a cercare nel mio armadio vecchi vestiti per realizzare outfit strafighi per me e per lei, e non me la sento di deluderla. E per quanto sia esausta, la seguo nella preparazione delle serate, mentre faccio anche altre cose, tipo stendere il bucato, lavare il bagno, preparare la cena…
Perché, ovviamente, anche se queste cose le fai tutti i giorni a casa d’altri per lavoro, comunque devi farle pure a casa tua.
“Tu verrai sempre prima di me / Prima di lei perché / Solo così ci sentiamo a casa / è una metropoli solitaria / Questa storia che è piena di “ma” / Piena di sé come te / Bella da farmi mancare l’aria…”.
Poesie Clandestine è il nostro cavallo di battaglia. Non c’è “piazza” in cui non la facciamo, i nostri fans ce la chiedono sempre. Una sera guardo con attenzione la mia bambina esibirsi sul letto in cui dormiamo assieme da quando è nata. Stringe forte fra le mani un microfono collegato alla cassa del karaoke e, sono sicura, potrei giurarlo, è felice. Pienamente felice.
Oltre le vacanze con i figli: la vera felicità è stare insieme
In questi momenti non le mancano il padre che non ha e nemmeno le vacanze che, quest’anno, non ci siamo potute permettere, neanche per pochi giorni.
«Mamma, le mie amiche si sono tutte prenotate per partecipare a una serata con Vic&Bea. Sono sicura che nessuna di loro ha avuto una fine estate emozionante come la mia!» strepita Beatrice, dopo una videochiamata di gruppo con le sue amiche del cuore.
«Devi dire alle tue amiche che devono prenotarsi col nostro agente, richiedere l’invito come special guest» è la mia replica, con la faccia più seria che mi viene.
Come?
sgrana gli occhi.
«Sto scherzando, cuore mio! Certo che le tue amiche possono partecipare come ospiti ai nostri concerti! E quando avremo finito la performance, festeggeremo con tonnellate di pancake e ci metteremo su di tutto: granella di nocciola, sciroppo d’acero, marmellata di lamponi…».
«Possiamo farcire i pancake anche con i confettini colorati, per una volta?».
«E va bene, per una volta solamente sì, fingerò di non sapere quanti zuccheri e quanti coloranti contengono».
«Grazie mamma, che poi tu a fingere sei proprio brava».
«In che senso, Bea?».
«Che è proprio come dicevi tu: niente è per finta, se ci credi veramente. Io in questi giorni mi sono sentita davvero in tournée» mi confida la mia bambina, e poi mi butta le braccia al collo.
Mi regala un abbraccio stretto e lunghissimo, che non finisce più. Trattengo le lacrime, perché non so se a otto anni riesci a capire che si piange pure di felicità.
Mi chiamo Vittoria, ho 36 anni, sono la mamma di Beatrice.
E in questi giorni mi sono sentita come la più grande delle pop star che vince un Grammy per un duetto con sua figlia. Mi sono sentita davvero una Vittoria.
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